9 mesi di farmaci per dimagrire: dieci questioni, le mie risposte

Nove mesi fa ho cominciato i farmaci per dimagrire. Prima di allora avevo scritto una lettera a una professionista a cui mi ero rivolta per l'ennesima volta: una lettera piena di rassegnazione e impotenza, che apre questo episodio. Poi, il farmaco per dimagrire (la tirzepatide). In nove mesi ho perso 17 kg — il 20% del mio peso di partenza, gli 84 kg da cui ero arrivata all'obesità di classe uno. Ma il resoconto dei chili è solo il punto di partenza. Questa è la puntata conclusiva della prima stagione di A mente ferma, "Volevo essere magra".

https://youtu.be/Ja4CYcgvO-k

Ciao, ti scrivo questa lettera ad integrazione del questionario che ho compilato perché ieri veramente non sapevo cosa dire. Ti ho scritto che non ho parole, questo perché tu continui a ripetere che l'unica soluzione è un'alimentazione sana ed equilibrata. E per me è chiarissimo. Ma se io fossi in grado di avere un'alimentazione sana ed equilibrata, non staremmo qui a parlarne.

E quindi la domanda è: come faccio esattamente ad avere un'alimentazione sana ed equilibrata quando io non faccio altro che mangiare dolci in continuazione e non riesco a farne a meno? Cioè, io non ci riesco. Ho continuamente questo desiderio, proprio un desiderio ossessivo. Ci penso in continuazione, voglio solo quello.

Per questo credo che sia una dipendenza proprio di tipo dopaminico, perché altrimenti non me lo spiego. Ti ripeto, non è in coincidenza con delle emozioni intense o sgradevoli. Questo desiderio c'è sempre, costantemente, a prescindere da quello che provo. Io ho fatto 15 anni di psicoterapia. Sono molto consapevole di quello che provo.

Eppure non riesco a non mangiare in questo modo e quindi non so cosa fare. Sono rassegnata. E per forza ormai penso che l'unico modo per dimagrire sia usare i farmaci, perché ci ho già provato N volte. Io riesco a stare a dieta per due mesi. Riesco a controllarmi, a esercitare un controllo su queste voglie per due mesi al massimo, quando sono particolarmente motivata, quando penso di voler dimagrire, eccetera.

Ma poi, quando passa questa motivazione, e passa sempre, mi passa anche la voglia di controllarmi e ritorno a mangiare come ho sempre fatto. In più con una sorta di desiderio di rivalsa che dura per un bel po' e di solito faccio danni per qualche mese. Adesso ce l'ho questo desiderio di rivalsa.

Sì, sento che piano piano sta diminuendo perché ormai indugio in questa roba da Natale e quindi piano piano mi passa la voglia di mangiare schifezze, piano piano diminuisce. Ma dopodiché sono sempre priva di strumenti. Cioè, che strumenti ho per imparare a mangiare in modo sano? Imparare veramente non è la parola giusta perché io so perfettamente cosa bisogna mangiare.

E mi piace anche mangiare bene. Il problema è che desidero anche altri cibi in quantità tali da non poter mangiare solo le calorie di cui ho bisogno. Io sono sempre, nella migliore delle ipotesi, 2 o 300 calorie al giorno in più rispetto a quelle che dovrei, cioè di quello che dovrei mangiare per non ingrassare.

Figuriamoci per dimagrire. Io avrei bisogno di stare a dieta due anni per perdere i miei chili di troppo. Ma come posso se non resisto due mesi? Quindi sinceramente io non so che fare, cioè io non trovo la strada. E tu? Io penso che tu sia molto in gamba, sei molto preparata, però al momento non mi stai dando niente, nessuna idea per cambiare qualcosa e comunque credo che sinceramente non dipenda da te.

Non lo so, mi chiedo se forse non dovrei fare altra psicoterapia. Ma se in 15 anni non ho risolto questo problema, perché ulteriore psicoterapia dovrebbe risolverlo? Mi chiedo se non dovrei affrontare una sorta di astinenza, proprio come quella degli alcolisti, eliminando tutti i cibi industriali manipolati, quelli che contengono più di tre o quattro ingredienti per capirci.

Anche se in realtà io non penso che in sé questi alimenti facciano male. Penso solo che a me creino un meccanismo perverso per cui non riesco a inserirli nella mia dieta se non in quantità eccessive. Cioè, io non posso mangiarmi tre biscotti e basta. Io devo mangiarne mezzo pacchetto, se non un pacco intero.

E non posso mangiarmi una Fiesta al giorno. Io ne devo mangiare tre. E questo, diciamoci la verità, non è compatibile con nessuna alimentazione sana. Mi sono anche detta: ok, adesso io ho a disposizione 2000 calorie al giorno, mangio 2000 calorie di schifezze, ma 2000. Mi stuferò. Il problema è che quello che innesca in me un delirio è proprio il controllo, cioè controllare queste 2000 calorie, mettermi questo limite, 2000.

Dire va bene, mangio tutte le Fiesta che voglio, fai quattro. Probabilmente mi stufano, però se ho mangiato queste quattro Fiesta, quel giorno non posso più mangiare altri carboidrati e questo per me è intollerabile perché poi ho voglia di mangiare qualcosa di sano per saziarmi. E quindi come faccio? Non riesco a trovare la soluzione.

Vabbè, quindi adesso sto provando a fare questo: mangio dei pasti normali ma fotografo tutto quello che mangio fuori pasto. Perché ovviamente il problema sono i fuori pasto. Ai pasti normali mangio bene, mangio proteine magre, grassi sani, cereali integrali. I pasti sono perfetti. È quello che mangio fuori dai pasti il problema, perché i pasti perfetti non saziano la mia mente, cioè non mi danno quell'appagamento che cerco poi nei dolci.

Quindi vedi, io faccio continuamente degli esperimenti, ma non riesco a trovare la quadra. Come ti ho già detto, l'unica volta in cui sono riuscita a dimagrire sul serio, in cui ho perso 13 kg, è stato perché avevo una gastrite tale che semplicemente non potevo mangiare. Quindi immagino che con i farmaci sarebbe più o meno la stessa cosa, qualche cosa di esterno che mi impedisca di mangiare.

L'equivalente di una gastrite. Sinceramente molti endocrinologi che sento su Internet dicono che questi farmaci vanno presi a vita. Loro stessi dicono questo, che probabilmente usciranno delle versioni sostenibili a vita perché forse è impossibile vincere questa battaglia da soli. E infatti ci sono veramente poche persone che ce la fanno.

Io non so che altro dire. Quindi vedi alla fine tante parole, ma veramente io non so cosa dire.

La lettera

Questa è una lettera che ho scritto ad una professionista a cui mi sono rivolta all'inizio del 2025 per cercare di sistemare per l'ennesima volta il mio rapporto con il cibo e per dimagrire definitivamente. Lei è molto brava e mi ha dato dei validi spunti di riflessione, ma credo che per me quel percorso sia arrivato semplicemente troppo tardi.

Dopo quella lettera ho passato ancora qualche mese a fare dei tentativi con vari tipi di strategie e come vi ho raccontato in un episodio precedente, di cui vi lascio il link in descrizione, in sei mesi ho anche perso tre chili ed ero abbastanza contenta. Probabilmente avevo raggiunto un certo equilibrio dopo tanti anni di tentativi, ma la prospettiva di metterci vari anni a perdere i miei venti chili di troppo e soprattutto il timore di ricadere nelle vecchie abitudini, mi ha fatto decidere finalmente di cominciare la terapia farmacologica.

E da quella decisione sono passati nove mesi. Oggi voglio rispondere a una domanda: ne è valsa la pena? Lo rifarei? Lo dirò, ma come di consueto lo farò dopo la sigla.

Sigla e intro

Benvenuti su "A mente ferma". Per chi non mi conosce, mi presento: io sono Flavia Stella e questa è la puntata conclusiva della prima stagione "Volevo essere magra".

La settimana prossima pubblicherò la prima puntata della nuova stagione, in cui vi racconterò cosa è successo nella mia vita da quando ho aperto questo canale, quanto è cresciuto in fretta, cosa che non mi aspettavo, tutte le email che mi avete scritto e come cambiano le cose quando decidi di raccontare in pubblico qualcosa di cui nessuno parla.

Con l'occasione, se non l'avete ancora fatto, vi invito a seguire il canale e vi ricordo che sul mio sito amenteferma.it trovate molto materiale da scaricare gratuitamente e che potete iscrivervi alla newsletter mensile in cui condivido anche altri contenuti di approfondimento. Attenzione: io non sono un medico.

Per la tua salute rivolgiti a un professionista. Questa è la mia storia. Cominciamo.

1) Ne è valsa la pena?

Prima di rispondere alla domanda se ne sia valsa la pena, cominciamo con il resoconto dei risultati. Da ottobre a oggi ho perso 17 kg, 17 su 84 kg sono esattamente il 20%, che corrisponde alla promessa del farmaco, la tirzepatide.

Bisogna dire che il claim di questo farmaco, per la precisione, è una perdita di peso del 20% in circa un anno. E io l'ho già raggiunta in nove mesi, quindi direi che è andata bene. Ho dedicato un paio di video agli effetti collaterali che mi ha procurato il farmaco, vi lascio sempre il link in descrizione se li aveste persi.

Ma oggi voglio parlare di un altro aspetto. Voglio parlarvi di quella lettera che vi ho letto in apertura e di come il farmaco abbia completamente sparigliato le carte. Quella lettera l'ho scritta in un periodo in cui mi sentivo effettivamente impotente e rassegnata e stavo maturando la decisione di assumere i farmaci, ma ancora avevo moltissimi dubbi.

E c'era una parte di me che rifiutava l'idea di aver bisogno di un farmaco per fare quello che alla fine molte persone fanno senza neanche pensarci e cioè regolare l'assunzione di cibo naturalmente. Insomma, mangiare è la cosa più spontanea e naturale del mondo, è un istinto biologico. Come è possibile che sia tanto complicato?

Insomma, io ero veramente esasperata e rassegnata dopo una vita di diete, fallimenti, eccetera. Per me l'assunzione dei farmaci ha rappresentato veramente una rinascita, perché sono finalmente riuscita a risolvere un problema che mi ha tormentato davvero per tutta la vita. E adesso penso sinceramente che non ci fossero alternative, perché dentro di me quella condizione si era come dire incancrenita.

Cioè come se io ormai avessi compreso razionalmente tutto quello che c'era da capire, sia sul mio metabolismo sia sul mio rapporto con il cibo, ma questi meccanismi alterati dentro di me fossero ormai troppo radicati nella mia mentalità e nel mio comportamento per potermene liberare da sola, solo lavorando sulle abitudini, no?

2) La decisione

Prendere il farmaco per me è stato come fare un enorme falò in cui mi sono liberata in un colpo solo di tutti gli schemi, la frustrazione, le cattive abitudini, ma soprattutto del malfunzionamento metabolico che evidentemente mi caratterizza e che mi portavo dietro da sempre, fin da quando ero ragazzina.

Bisogna dire però che dopo i primi mesi in cui ho sperimentato il silenzio perfetto del food noise, intorno al quinto mese le cose sono cambiate e il food noise è tornato. Ve l'ho accennato in qualche video precedente. È tornato non forte come prima, ma comunque abbastanza da inserire un elemento di disordine nella mia alimentazione, altrimenti perfetta.

Infatti adesso sto pensando di valutare con il mio medico la possibilità di cambiare farmaco e passare alla semaglutide perché ho sentito dire che sul food noise è più efficace, ma non ho nessun tipo di certezza, quindi vi aggiornerò se ci fossero dei cambiamenti.

Comunque, a riprova di quello che vi dicevo a proposito di malfunzionamento metabolico, la cosa interessante è che anche se adesso sento nuovamente un leggero food noise, l'appetito non è comunque tornato ai livelli di prima. Mi sazio parecchio in fretta e nei giorni subito dopo la puntura ho davvero poco appetito, quindi alla fine riesco a mantenere lo stesso un leggero deficit calorico senza troppa fatica.

Ma questo mi ha fatto riflettere a lungo sul ruolo del food noise nel mio sovrappeso, anzi dovrei dire della mia obesità, perché anche se per poco al BMI di 30 ci sono arrivata. Sono giunta alla conclusione che il problema con cui è più difficile fare i conti sia proprio il food noise. In uno degli episodi precedenti ho esaminato tutto quello che sappiamo sul food noise dal punto di vista scientifico.

Se lo avete perso trovate il link in descrizione. Inoltre, come sapete, iscrivendovi al mio sito amenteferma.it potete anche compilare gratuitamente il questionario per verificare se anche voi lo sentite questo food noise e con quale intensità.

3) La causa del food noise sono le diete?

Oggi però voglio dirvi una cosa in più e cioè che io non ho le prove per dimostrarlo, ma sono convinta che la causa di questo food noise diciamo più alto del normale siano proprio le diete. Ci sono diverse persone sui social che continuano a postare sul food noise senza saperne un accidente. In particolare ce n'è uno, un certo influencer, che in un suo carosello si rivolge a un potenziale lettore e gli dice che quello che lui sente non è food noise, che non è malato e che ha solo bisogno della corretta educazione alimentare per risolvere tutti i suoi problemi di peso.

Allora ognuno sui social può dire ciò che vuole, questo è un paese libero, ma io non mi sognerei mai di dire a un perfetto sconosciuto che mi ascolta o mi legge che lui o lei non sente il food noise. Ma che ne so io del vissuto e della storia di quella persona che per caso si trova il mio post nel suo feed?

Non c'è nessun tipo di studio che indaghi quante persone nel mondo sentano il food noise. Io poi ad esempio ho tantissime amiche normopeso che mi dicono che loro lo sentono eccome e che ci combattono ogni santo giorno. Molti di voi mi hanno anche scritto delle email davvero toccanti raccontandomi la loro battaglia con il peso e con il food noise e di come gli agonisti del GLP-1 lo abbiano miracolosamente spento.

Insomma, è un fenomeno significativo su cui non abbiamo abbastanza dati. Se io avessi i soldi, finanzierei uno studio per somministrare il questionario sul food noise al più alto numero di persone possibile e sono certa che emergerebbero dei dati molto interessanti.

4) Cosa vorrei sapere sul food noise

In particolare, le cose su cui io vorrei indagare sono queste.

a) Le persone che non hanno mai fatto diete non sentono il food noise

Allora, secondo me le persone che non hanno mai fatto diete non sentono praticamente nessun food noise, o veramente molto lieve.

b) I magri con il food noise hanno una genetica fortunata

Le persone che lo sentono, ma che restano comunque normopeso, hanno probabilmente una genetica favorevole che comunque non le farebbe mai arrivare all'obesità. E piccolo inciso: io in questo momento con il farmaco penso di essere in una situazione simile, cioè sento un po' il food noise, ma grazie al farmaco che mi toglie l'appetito non ingrasso, cioè riesco a ignorarlo il food noise.

c) Le persone che sentono il food noise aumentano di peso nel tempo proporzionalmente all'intensità del food noise

Le persone che sentono il food noise aumentano di peso nel tempo proporzionalmente all'intensità del food noise. Questo secondo me sarebbe veramente una cosa da indagare.

d) L'epidemia di obesità

E infine la combinazione di food noise, cibi progettati sul bliss point e vita sedentaria spiega l'epidemia di obesità nel mondo occidentale.

Ecco, queste sono le mie ipotesi. Facciamo una colletta e facciamo un mega studio. Detto questo, se una persona sente il food noise, l'ultima cosa che deve fare è mettersi di nuovo a dieta, perché sarebbe come voler spegnere un incendio buttandoci su una tanica di benzina.

5) Il Project Eat

Questa mia idea è maturata, tra le altre cose, leggendo i risultati del Project Eat, uno dei più grandi studi longitudinali mai realizzati sui comportamenti alimentari degli adolescenti.

I ricercatori hanno seguito oltre 2.500 ragazzi per cinque anni con una domanda molto semplice: perché le persone che dichiarano di essere a dieta sembrano nel tempo avere una probabilità maggiore di aumentare di peso? A prima vista il risultato può sembrare paradossale, cioè i dati mostrano che gli adolescenti che all'inizio dello studio erano a dieta tendevano, cinque anni più tardi, ad avere un indice di massa corporea più elevato e ad aver guadagnato più peso rispetto ai coetanei che non erano a dieta.

Sarebbe però un errore concludere che fare una dieta fa ingrassare. Non è questo che lo studio dimostra. Il vero obiettivo dei ricercatori era capire quali meccanismi potessero spiegare questa associazione tra le due cose. Analizzando i dati è emerso che chi iniziava una dieta aveva una probabilità maggiore di sviluppare dei comportamenti come le abbuffate, come il salto della colazione e, nei ragazzi, anche una riduzione dell'attività fisica.

Quando questi fattori vengono considerati nelle analisi statistiche, il legame tra dieta e aumento di peso si attenua, suggerendo che una parte dell'effetto potesse essere spiegata proprio dalle conseguenze comportamentali della restrizione alimentare, cioè non dalla dieta in sé.

Questa è probabilmente la lezione più importante dello studio. Il problema non sembra essere il fatto di mangiare meno in sé, né tantomeno il principio del bilancio energetico, che rimane il fondamento della fisiologia del peso corporeo. Piuttosto, il problema è che molte diete, soprattutto quando sono rigide, possono innescare un circolo vizioso fatto di privazione, aumento della fame, perdita di controllo, abbuffate, senso di fallimento e nuovi tentativi di restrizione.

È questo schema ripetitivo, più che la dieta come intervento nutrizionale, ad aumentare il rischio di recuperare il peso e in alcuni casi di superare persino il peso di partenza, cosa che sappiamo benissimo se sapete che cos'è la sindrome dello yo-yo. Occorre però interpretare i risultati con cautela.

Il Project Eat è uno studio osservazionale, non un esperimento in cui le persone vengono assegnate casualmente a seguire o meno una dieta. Di conseguenza, non può dimostrare linearmente un rapporto di causa-effetto. Esiste infatti anche un'altra spiegazione plausibile. Le persone che decidono di mettersi a dieta, ad esempio, potrebbero essere proprio quelle che, per loro caratteristiche biologiche, genetiche o ambientali, sono già maggiormente predisposte ad aumentare di peso.

In questo caso la dieta non sarebbe la causa dell'aumento di peso, ma semplicemente un indicatore di un rischio già presente. Gli stessi autori riconoscono che entrambe le interpretazioni possono contribuire al fenomeno osservato.

6) La domanda chiave

Ciò che rende questo studio particolarmente importante è che ha spostato l'attenzione dalla semplice domanda "la dieta funziona?" a una domanda molto più articolata e interessante: che cosa succede alle persone quando provano a seguire una dieta nella vita reale? La risposta suggerisce che il successo a lungo termine dipende meno dalla capacità di seguire una restrizione e molto di più dalla possibilità di costruire delle abitudini sostenibili, evitando quel continuo alternarsi di restrizione e perdita di controllo che caratterizza l'esperienza di moltissime persone con obesità o sovrappeso.

Che è esattamente quello che è successo a me con la prima dieta autoprescritta a 14 anni. E poi la prima dieta prescritta dal dietologo da 1200 calorie a 18 anni. Per questo dico che all'origine del food noise ci sono proprio le diete, per lo meno all'origine del mio food noise. Quindi food noise, se lo conosci lo eviti.

Ma che fare se ormai sei già caduto o caduta nella sua trappola? Allora, non so se sia davvero possibile spegnere il food noise senza i farmaci. Probabilmente ci sono delle persone che ci riescono e hanno tutta la mia stima, e ci sono dei metodi, degli strumenti per farlo. Anche di questo abbiamo già parlato in un episodio precedente, nel numero dodici.

7) La trappola

Nei mesi che hanno preceduto l'inizio della mia terapia con la tirzepatide ero forse riuscita a venire a patti con il mio food noise, ma avevo ben chiara una cosa: se mi fossi messa di nuovo a dieta per perdere i miei venti chili accumulati in dieci, quindici anni, la giostra avrebbe ricominciato a ruotare vorticosamente.

Perciò mi trovavo in una specie di impasse. Dovevo dimagrire per motivi di salute e per star bene con me stessa, ma l'ennesima dieta avrebbe mandato in frantumi l'equilibrio faticosamente raggiunto. E quindi che fare? Il mio problema maggiore nello stare a dieta è sempre stata la sensazione di insofferenza nel dover controllare quello che mangio, cioè nel dover contare le calorie, nel dovermi porre dei limiti.

Che ha sempre scatenato, dopo un paio di mesi, una forma di ribellione, forse anche un po' infantile, lo ammetto, no? Questa ribellione si è sempre tradotta nell'interruzione della dieta e poi nel passare alcuni mesi a prendermi una specie di rivincita, mangiando in modo disordinato a titolo di risarcimento.

Ora so che due mesi è più o meno il tempo medio che le persone che sentono il food noise resistono a dieta. Comunque ognuno vive l'esperienza in modo diverso. Per me è proprio la limitazione della mia libertà che trovo insopportabile. Altri hanno problemi di sensi di colpa, categorie di cibo proibito.

Per me no, è quello, la limitazione della libertà. Poi, successivamente all'abbandono della dieta, dopo un periodo di anarchia, sono sempre tornata a mangiare normalmente. Il food noise più o meno si acquieta e mi sembra di essere tornata in me. Poi però passa ancora qualche mese e a un certo punto, puntualmente, ricomincio a pensare di dover dimagrire e che se questa volta metterò in pratica tutte le cose che ho imparato dalla dieta precedente sarà tutto diverso.

E quindi mi metto di nuovo in cerca di un nutrizionista, un dietista, un dietologo e si ricomincia. Quindi posso dire che la mia alimentazione rimane equilibrata finché non mi metto a dieta. Quando scatta la restrizione tutto improvvisamente diventa ingestibile. Non so se sia così anche per voi, scrivetemelo nei commenti.

8) La rassegnazione

Quando ho scritto quella lettera ero agli sgoccioli dell'ultima fase, diciamo così, anarchica dopo l'ennesima dieta.

Ma a differenza delle volte precedenti non credevo più che avrei potuto riprovarci. Ero arrivata ad un punto in cui ero rassegnata, cioè non avevo mai sperimentato quella sensazione di: "Ok, non posso più farci niente, mi arrendo, io non so più cosa fare". Forse finalmente avevo capito che il mio problema era esattamente la dieta e non il mio rapporto con il cibo.

9) La luce in fondo al tunnel

Mi ricordo una delle primissime volte che ho sentito parlare dei farmaci per dimagrire. È stato su YouTube in un video in cui Nicola Triglione, il cardiologo, intervistava Luca De Martinis, endocrinologo. Vi lascio il link in descrizione perché quel video per me è stato illuminante.

Allora, intanto per cominciare era la prima volta che sentivo dire che l'obesità è una malattia cronica, che è stata riconosciuta dall'OMS già nel 1997, e non una condizione temporanea e neanche una colpa individuale. Amen. Da questa constatazione poi discende tutto il resto. Prima di tutto, come per il diabete, il trattamento farmacologico di una patologia va pensato a vita e non come una cura dimagrante solo per un periodo.

De Martinis dice che le persone con obesità hanno delle alterazioni biologiche reali di tipo neuronale, del microbiota, della lipogenesi, della motilità gastrointestinale. Per cui, dopo una dieta, il recupero del peso è del 90% in un anno e del 95% a cinque anni. Lui sostiene che per una persona obesa sia quasi impossibile dimagrire senza i farmaci o senza delle terapie come la bariatrica, e che è una battaglia persa in partenza.

La biologia dell'adattamento metabolico sabota la restrizione calorica. A che cosa si riferisce quando dice questo? Al discorso sul set point che abbiamo affrontato più volte.

Riassumendo: per motivi genetici e per il nostro peculiare percorso di crescita durante l'infanzia e durante l'adolescenza, noi abbiamo una quantità di grasso fissa a cui il nostro corpo cerca sempre di farci tornare. E se perdiamo oltre il 7-8% di quel grasso, si scatenano dei meccanismi biologici per farcelo recuperare a tutti i costi.

Ad esempio, aumenta significativamente la fame che percepiamo, consumiamo meno energia e abbiamo meno voglia di muoverci.

In tutto questo il ruolo del food noise per me è assolutamente centrale. Non puoi dimagrire se senti il food noise, o meglio, è sicuramente molto più difficile. Se sei riuscito a dimagrire un po', con ogni probabilità il food noise sta aumentando nella sua intensità, spingendoti a mangiare di più per tornare al tuo set point.

Fa parte di quei meccanismi biologici di ripristino della nostra omeostasi. Inoltre, se tu sei normopeso e non hai mai fatto diete significative, probabilmente non lo senti il food noise, non te ne accorgi. Ma se ti metti a dieta, ad esempio perché sei ingrassata con la menopausa, facilmente comincerai a sentirlo.

Rischi di innescare un circolo vizioso da cui poi è molto difficile uscire, checché ne dicano i nutrizionisti dalla dieta facile. Questo perché il set point molto difficilmente può essere abbassato, ma in compenso si può alzare con estrema facilità. Al nostro corpo piace tantissimo avere delle belle riserve di grasso, perché noi ci siamo evoluti come specie grazie alla nostra capacità di sopravvivere durante le carestie.

Cioè il corpo questo giacimento di grasso lo vede come una risorsa, non vuole rinunciarci per nessun motivo. Insomma, i medici e i nutrizionisti devono smettere di vedere l'obesità, ma anche il sovrappeso, come una colpa e devono smettere di colpevolizzare chi non riesce a dimagrire con una semplice dieta.

Bisogna riconoscere il problema, concordare un percorso sostenibile, spiegare le cose nel dettaglio e poi monitorare quello che succede. Invece di giudicare in modo paternalistico: mettiti a dieta e fai attività fisica. E l'obiettivo che davvero conta non è solo perdere peso, ma mantenere la perdita di peso.

E la novità epocale di questi farmaci è che tutti gli studi mostrano il mantenimento del calo ponderale a quattro anni su migliaia di pazienti, cosa mai vista prima, mai vista con nessuna dieta. E quindi vi sto dicendo che l'unica strada per dimagrire è assumere i farmaci? Ovviamente no. Questa è stata la strada giusta per me, che ho passato più di trent'anni a fare diete, che ho sperimentato diversi approcci e che ho anche fatto un lungo percorso psicoterapeutico e posso tranquillamente escludere di avere un disturbo del comportamento alimentare.

Ci sono diverse strade e diversi percorsi possibili. Si tratta di capire qual è il percorso adatto per ciascuno.

10) A ciascuno il suo (d'accordo con il vostro medico)

Se una persona si trova in una situazione simile a quella in cui mi trovavo io, cioè obesità di classe uno con dislipidemia, una vita di tentativi falliti alle spalle e un fortissimo food noise, può essere una buona idea andare da un endocrinologo o endocrinologa che siano possibilmente anche obesiologi, quindi che conoscano bene il problema, e valutare con loro se in questo caso sono indicati i farmaci.

I farmaci hanno degli aspetti contro molto significativi, hanno degli effetti collaterali come tutti i farmaci. Poi c'è un 5% di persone sulle quali non sembrano funzionare per motivi genetici. E poi soprattutto il problema fondamentale: sono molto costosi. Bisogna dire che i dosaggi alti, che costano di più, in pochi mesi possono darvi degli ottimi risultati, mentre i dosaggi più bassi, che costano meno e sono quelli necessari per il mantenimento anche a lungo termine, possono costare meno di cento euro al mese.

Cosa vuol dire questo? Che se ad esempio una persona deve perdere venti, trenta, quaranta chili o più, può prevedere di sostenere una spesa abbastanza elevata per un anno tipicamente, no? Tra i duecento e i cinquecento euro al mese, nel peggiore dei casi cinquecento euro al mese. Ma poi, una volta raggiunto il peso desiderato, si può pianificare un mantenimento che costa circa cento euro al mese.

Ed è un investimento in salute che secondo me vale assolutamente la pena fare. Ricordatevi che a decidere se voi dovete prendere i farmaci o meno è un medico, possibilmente endocrinologo, anzi endocrinologa. Sosteniamo le donne. Se invece una persona si è resa conto oppure sospetta di avere un disturbo del comportamento alimentare, in alcuni casi i farmaci possono aiutare, ma il primissimo strumento a sua disposizione, ragazzi, è la psicoterapia.

Lo so che per molte persone può far paura. Qualcuno potrebbe anche pensare: "Io non sono pazzo, non ho bisogno dello psicologo". Ma in realtà vi sorprendereste di sentire quante persone, anche assolutamente in normopeso, hanno scelto questa strada per affrontare i problemi più disparati. Non c'è niente di cui vergognarsi.

Sì, è costoso, può costare settanta, ottanta, novanta, anche cento euro in media. No, scusate, a seduta, non al mese, ma è una strada che io suggerisco caldamente di provare prima o insieme ai farmaci. E vi invito a rivedere la bellissima intervista che ho fatto a Giuseppe Magistrale, psicoterapeuta, con cui ho parlato proprio di questi aspetti nella scorsa puntata.

Invece, se una persona è normopeso o un po' sovrappeso, ma vorrebbe migliorare da un lato il proprio rapporto con il cibo e dall'altro la propria composizione corporea, il mio consiglio è: non mettetevi a dieta. E soprattutto non imbarcatevi in diete restrittive che eliminano i carboidrati o intere classi di alimenti, e neanche lasciatevi lusingare dal digiuno intermittente.

Invece, quello che potrebbe funzionare è cambiare completamente prospettiva. Perché invece di voler perdere grasso non ci concentriamo sull'aumentare la massa muscolare, in modo da riattivare il metabolismo e migliorare il modo in cui il nostro corpo gestisce gli zuccheri e i grassi? Per aumentare la massa muscolare, ve l'ho già detto, si può fare sollevamento pesi oppure crossfit, oppure ci si può allenare a corpo libero usando il peso corporeo come resistenza.

Ci sono tante, tante possibilità. Ovviamente bisogna cercare di impostare un'alimentazione il più equilibrata possibile, completa di tutto, magari seguire il principio dell'80-20, cioè dedicare l'80% delle nostre calorie quotidiane ai cibi sani e il 20% a cibi liberi, in modo da fornire al nostro corpo tutti i nutrienti di cui ha bisogno, ma anche alla nostra mente quella serenità necessaria a costruire un autentico benessere duraturo nel tempo.

In tutti i casi, in qualsiasi condizione voi vi troviate, strumenti molto validi sono la mindful eating, di cui abbiamo parlato diverse volte, e il journaling, cioè la pratica di scrivere tutti i giorni i vostri pensieri su un quaderno o sul vostro smartphone o sul vostro PC, per intraprendere un percorso di consapevolezza che può portarvi davvero molto lontano.

Fatemi sapere nei commenti se volete che dedichi un video specifico a questi strumenti in particolare.

Per oggi ci fermiamo qui senza trarre conclusioni. Anche se la stagione è finita c'è ancora moltissimo da dire e continueremo a farlo nella prossima. Questo è A mente ferma, io sono Flavia Stella e vi aspetto alla prossima puntata. Ciao!