Bentornati su A Mente Ferma. Io sono Flavia Stella e questa è la terza e ultima parte della mia intervista alla dottoressa Luciere Fosco. Vi ricordate perché ho iniziato a intervistare dei professionisti su questo podcast? Perché la mia storia da sola non basta.
Perché mentre vi racconto quello che mi è successo, le diete fallite, il Mounjaro, lo yoga, i bilancieri, la signora Giulia, sento il bisogno di portarvi anche delle voci che sappiano spiegare il perché, il perché biologico, ormonale, psicologico di tutto questo. Lucia Refosco è una di queste voci e in questa terza parte ci ha detto molte cose che non mi aspettavo. Abbiamo parlato di recidive, quel meccanismo perverso per cui dopo ogni dieta si finisce quasi sempre a pesare più di prima e di come l'unico modo per uscirne sia smettere di vedere il dimagrimento come qualcosa con un inizio e una fine.
Abbiamo parlato dei farmaci GLP1, quelli che uso io, e il punto di vista di Lucia è sfumato e onesto, non è né entusiasta né contraria ed è esattamente per questo che vale la pena ascoltarla. Poi c'è la mindful eating, io ho incontrato questa pratica sulla mia strada molte volte e Lucia me ne ha parlato in un modo talmente concreto e talmente pratico che adesso ci sto davvero lavorando. E infine abbiamo chiuso con un argomento a cui non avevo mai dedicato abbastanza attenzione, l'immagine corporea.
Non solo come ci vediamo allo specchio, ma perché quello specchio potrebbe mentirci e perché le nostre foto sui social con i filtri e le inquadrature stanno creando una versione di noi stesse che non esiste. Il mio parrucchiere mi ha raccontato una cosa che mi ha fatto riflettere moltissimo, ne parlo con Lucia dovete avere pazienza arrivare fino alla fine perché è troppo bella. Buon ascolto e se questa miniserie vi è piaciuta lasciatemi un commento, mi fa capire che vale la pena continuare a portarvi queste voci.
Allora senti parliamo delle recidive, più o meno in tutti i percorsi di cambiamento uno dei grandi problemi sono le recidive. Tu che cosa proponi? Quali strategie si possono utilizzare per rendere uno stile di vita un'abitudine permanente? Citavamo prima il famoso mindset, no? Quindi partire proprio vedendo questa cosa con un approccio completamente diverso rispetto a quello che si narra troppo spesso e continua ad essere portato avanti come narrazione. Come sono grasso devo fare la dieta per dimagrire, come se appunto fosse una cosa che risolve i chili in eccesso e poi scompare.
Proprio questa concezione del fare qualcosa a breve termine, via. Il primo modo per evitare le recidive è non più pensare a qualcosa che avrà una fine in qualche modo, che avrà un cambiamento, che avrà un turning point a un certo punto, che tornerà come prima. No, non c'è un prima in questo caso, c'è un cambiamento che deve iniziare ed evolvere anche potenzialmente nel corso del tempo.
Avere una sua anche traiettoria che ad oggi riesce ad essere fino a un tot, domani magari riesce anche a diventare di più o diverso. Perché banalmente ci dimentichiamo, anche questa è una cosa che non si ha coscienza di avere, che il nostro corpo invecchia. Noi come specie biologica finiamo il sviluppo intorno ai 25 anche a livello cerebrale, poi dai 25 inizia il declino, inizia l'invecchiamento.
Non possiamo dirci che rimaniamo implattosi, ma per pochissimi anni cominciamo a deperire lentamente, ma cominciamo a farlo. Quindi più passa il tempo e più il nostro corpo in realtà subisce l'invecchiamento, subisce gli anni che passano. In primi per esempio la nostra massa muscolare è quella che più viene intaccata da questa cosa e viene ridotta.
Dobbiamo preservarla il più possibile fin dai primissimi momenti in cui questa massa comincia a deperire. Anche prima in modo preventivo, cioè creare massa muscolare quando siamo piccoli, quando siamo giovani. Arrivare col massimo sviluppo a 25 anni e poi tenere duro per cercare di mantenere la più alta possibile per più tempo possibile nella nostra vita.
E' come l'investimento in banca, prima lo fai, gli interessi salgono e riesci ad avere un ritorno utile della cosa. La prospettiva di qualcosa di breve non deve più esistere, questo aiuterebbe a decidere. Scusami, ma se una persona invece non ha fatto questo investimento in banca e si trova a 50 anni con pochissimo muscolo, cosa deve fare? In senso positivo, in senso del tipo di dire ok non è mai troppo tardi comunque per cambiare direzione e cose del genere.
Sì non avrò tutti i vantaggi che avrei avuto se avessi iniziato prima, ma ormai quel che è fatto è fatto, non bisogna stare a pensare al passato e dirsi cosa posso fare oggi. E quello che puoi fare oggi anche a 50 anni è tantissimo. L'importante è che tu cominci a vederla come ok comincio adesso a 50 anni ma poi vado avanti.
Quindi il succo è vedere l'adozione di un certo stile di vita come un processo, un percorso che potenzialmente non finisce mai e può sempre migliorare. Esattamente, che poi tiro fuori la classica frase cliché rispetto a questa che non è importante la destinazione ma il viaggio. Che però è molto bello.
Che è la sostanza della vita, la vita effettivamente non viviamo per morire, mi sembra un po' ridicolo. Noi viviamo per vivere quindi è la vera magia, la vera gioia della cosa sta nel mentre che esistiamo attimo dopo attimo. Quindi con questa stessa filosofia prendere anche un percorso di cura nei propri sensi, verso se stessi.
Perché l'alimentazione e l'esercizio fisico e tutto il stile di vita quindi la regolazione del sonno, dello stress, del benessere è quello. Star bene, vivere bene. Anche perché uno stile di vita ci dà una qualità della vita che se invece siamo dediti a cibo spazzatura e alcol.
Perché magari ci divertiamo anche però inevitabilmente al di là del grasso gli effetti sulla salute si faranno sentire prima o dopo. Sì, molto anche in realtà. Però appunto come dicevo c'è sempre tempo per rimediare.
Per recuperare. Senti invece qual è il tuo punto di vista sui percorsi di dimagrimento tramite gli agonisti del GLP1 come la semaglutide e la tirzepatide? Questi farmaci che adesso appunto stanno diventando un argomento molto di picco visto l'impatto che hanno. Se per me hanno ancora troppo pochi dati al loro background per poter stabilire un'opinione definitiva.
Soprattutto io che non li uso in prima persona, come professionista non tratto persone che li usano. Quindi ho veramente anche poca esperienza personale in merito. Quindi il mio parere si basa solo su quello che ho sentito dire da altri professionisti che invece li usano e ne hanno esperienza.
O da appunto studi che ne parlano, che gli stanno verificando. Quindi la mia opinione è un po' questa. Ovvero che sono degli strumenti che possono essere un enorme supporto, un enorme aiuto per chi ne ha davvero bisogno.
Per chi veramente corrisponde alla necessità di questo tipo di farmaci. Quindi essenzialmente anche e soprattutto le persone veramente sovrappeso o fortemente obese con una componente anche molto biologica. Perché per esempio l'obesità è una malattia, quindi come tale ha tutte le sue caratteristiche.
Non solo esterne ma anche interne di funzionamento del corpo, quindi ormoni eccetera eccetera. E quindi questi strumenti, essenzialmente questi farmaci, possiamo un po' paragonarli. Mi vien da dire che è un'espressione che in realtà rubo da RiccardoFP, che è appunto un medico che fa divulgazione su YouTube molto molto bravo.
Che sono come gli antidepressivi nella cura della depressione. Sono quella cosa che può aiutare in un momento di crisi, può cercare di placare la propria situazione, il proprio sistema, di sollevarsi un po'. Però sempre accompagnati dal percorso psicoterapeutico, perché poi è quello che fa la vera differenza sostanziale.
Quindi questi sono un bel supporto che può fare la differenza per certe persone. E che poi vanno sempre accompagnate con tutto il contorno. Ecco, questa definizione mi lascia un po' perplessa, però visto che uno dei motivi per cui ti ho invitato era che quando ne abbiamo parlato non mi hai dato un'adesione entusiastica all'utilizzo di questi farmaci.
Quindi volevo anche sentire un punto di vista un po' diverso dal mio. Tu paragoneresti ad esempio la pillola per l'impertensione a un antidepressivo? Oddiosni! Nel senso che adesso qua siamo in un ambito che non mi riguarda in primi sensi. Nel senso che sono ambiti medici, stiamo parlando di farmaci alla fine.
No no, ma infatti era più per fare un ragionamento paradossale. Perché questo paragonare a un antidepressivo mi fa dire che ci sono molti farmaci che vengono presi ma che bisognerebbe affiancare ad un percorso. Perché se uno ha l'ipertensione, mediamente è perché è il suo stile di vita.
Non so, probabilmente ha anche delle componenti genetiche. Però probabilmente è perché lo stile di vita non è tanto adeguato. Quindi esattamente come potremmo dire l'alimentazione per le persone che sono sovrappese o obese.
E quindi mi viene da dire, perché facciamo un paragone del genere per questi farmaci e ad esempio per l'ipertensione o per il colesterolo alto, oppure che cos'altro sarebbe paragonabile? No, diciamo questi due. Lo faresti questo paragone? Io direi sì. Diresti a un iperteso, io non le do la pastiglia per l'ipertensione se lei non si mette dietro, non si mette a fare movimento fisico.
Oppure gliela do solo nella misura in cui appunto affianca lo stile di vita. Sì, quindi tu lo paragoneresti. Per me sì, nel senso che anche in ambito medico in realtà, se uno facesse le cose fatte bene dal mio punto di vista ovviamente, cioè la pillola per la pressione va per forza associata a un percorso poi di che natura si ha bisogno di dimagrimento, di miglioramento dello stile di vita sicuramente, quello sempre magari risoluzione del fumo perché il fumo aumenta la pressione, tutta una serie di cose.
Quindi uno prende la pillola per la pressione ma se non va a modificare potenzialmente le cause, a meno che non siano genetiche, di questa necessità farmacologica, a me sembra molto mettere la toppa su una cosa che perde acqua. Quindi anche se possa essere abbastanza efficace, l'acqua comunque sotto continua a fare pressione, magari il danno successivo sarà ancora peggiore. Perché i farmaci non sono una cosa che effettivamente, cioè guariscono, non è che sto dicendo che non fanno questo perché molti farmaci guariscono, ma su quel che riguarda la salute in questo senso rischiano di essere appunto tra virgolette quel palliativo, quella dimensione che va a tappare il sintomo senza curare la causa della malattia.
Quindi il paragone in realtà, siccome in realtà vengono usati questi farmaci in maniera impropria, cioè anche i farmaci per la pressione o per il colesterolo o altro, sono tutti usati in maniera impropria, perché in realtà nel momento in cui si lavora sullo stile di vita, molti di questi farmaci possono essere ridotti o addirittura eliminati in certi casi. Perché effettivamente, a meno che non si sa, lo ripeto, una causa genetica per cui il problema di solito si riscontra anche prima nell'età eccetera eccetera, ma queste situazioni qua si riescono tranquillamente a sovvertire, ergo qualsiasi farmaco deve essere sempre associato a quella cosa lì. Quindi certo la costruzione di uno stile di vita sano e l'utilizzo eventualmente degli analoghi del GLP1, possiamo dire che sono complementari e non alternativi.
E invece come rispondi a chi è alla ricerca di una pillola magica per dimagrire, magari saltando il lavoro su abitudini e mindset? È che qui non ha capito la natura biologica del nostro corpo, per cui si spera di risolvere una singola conseguenza agendo su una singola causa, che se fosse così avremmo già risolto un casino di problemi a livello medico, sarebbe molto semplice. Ma il nostro corpo e la nostra natura biologica non è così semplice, siamo creature biologicamente e organicamente parlando estremamente complesse. Nel momento in cui uno studia un minimo di fisiologia si mette le mani nei capelli da quante cose succedono nel nostro corpo contemporaneamente per essere quello che è. Noi lo sottovalutiamo costantemente vivendoci dentro, ma dentro di noi capitano talmente tante di quelle cose che non ce ne accorgiamo.
E che rende tutto ovviamente in una dimensione molto diversa da quella che noi ci aspettiamo di poter fare. Per ottenere quel risultato, come nel mondo esterno, sposto la levetta e succede quella cosa. Nel nostro corpo sposti una levetta, se ne spostano e incassano altre, tremina se non di più, e non hai idea di cosa succeda.
È come la teoria dei tre corpi nella fisica. Essenzialmente quindi avere questa presunzione, questa idea che possa prendersene una semplice soluzione a un problema molto complesso, come quello che è il corpo umano, sfugge quella che è la natura stessa di noi stessi. È un po' ingenuo.
Sì, non è per forza con cattiveria, assolutamente, perché ovviamente chi ha studiato, almeno io, da quando ho studiato il corpo umano in questo senso, ho questa consapevolezza che cerco tantissimo di trasmettere alle persone. Al costo di mettermi lì con l'immagine della cellula biologic della Zanichelli e spiegarle questo nucleo, questo mitocondrio, per fargli capire un minimo della complessità che c'è dentro di noi. Quindi aspettarsi la pillola magica che possa risolvere tutto grazie a un semplice principio, ma vale per qualsiasi cosa.
La pillola magica può essere il famoso integratore che fa quella cosa lì, famoso quello che fa quella cosa lì. È proprio un dimenticarsi, non sapere tutta questa componente di complessità. Quanto siamo complessi.
Ritorniamo a quello che il nostro, la nostra capacità umana è riuscita a scoprire negli ultimi 50 anni. Noi come esseri umani abbiamo una conoscenza molto limitata dell'universo del mondo, ma quel poco che abbiamo cominciato a scoprire, dobbiamo quantomeno affidarci a quello che hanno scoperto i nostri compagni prima di noi. Quindi in ambito della salute, noi ci confermiamo da 50 anni a questa parte, sempre di più, che l'attività fisica e l'alimentazione sana sono le uniche cose che funzionano.
Il dimagrimento avviene per defici energetico, cioè queste cose qua la scienza ce le conferma e riconferma, per fortuna, perché vuol dire che hanno una solida base scientifica. La scienza che non cambia idea ogni giorno. Esatto, ci stiamo azzeccando dal punto di vista dell'umanità.
Ergo, cavoli, queste sono le uniche vere certezze che abbiamo, dobbiamo affidarci a queste. E senti, tu sei anche chinesiologa, che consiglio daresti a chi utilizza questi farmaci per proteggere la massa magra? Sul qualsiasi forma di dimagrimento che si possa generare con farmaci o qualsiasi altra tipologia di diete o forme, in qualche modo che creano un deficit, bisogna sempre proteggere la massa muscolare con due cose fondamentali. La prima, in realtà, più importante è l'attività fisica, soprattutto contro resistenza, quindi non per forza sovraccarichi esterni, quindi i pesetti in palestra, la macchinaria o cose del genere, basta anche il sovraccarico del proprio corpo pensato.
Però sì, essenzialmente facendo sforzo fisico, sforzo muscolare affinché il muscolo abbia uno stimolo meccanico per non essere deturpato. Perché il corpo, se sente un muscolo che viene utilizzato, dice, porca miseria, quel muscolo non lo posso smantellare per ricavare energie, perché gli serve, al mio ospitante, al mio cervello che mi comanda, deve fare quel movimento lì e quindi non posso smantirglielo, essenzialmente fa questo ragionamento qua. La seconda cosa è attraverso l'apporto proteico adeguato, che comunque non stiamo parlando di dimensioni estreme, di apporti proteici come ancora oggi, è una cosa molto di moda che si sta diffondendo un po' tanto, però significa sicuramente un apporto sufficiente a garantire il turnover proteico e quindi ad evitare la perdita di proteine.
Allora, invece, come ultimo argomento, penultimo, perché ce n'è ancora uno che mi interessava a toccare con te, uno degli strumenti che tu proponi, mi pare, di capire potrebbe essere la mindful eating. Che cos'è? Sulla mindful eating ci tengono moltissimo a consigliarvi la lettura del libro Mindful Eating per riscoprire una sana e gioiosa relazione con il cibo di Jen Chosen-Bias, questo è l'autore. Però essenzialmente è una pratica in cui deriva dalla mindfulness, quindi dalla pratica del portare consapevolezza, attenzione presente al qui e ora, molto sinteticamente significa quello, solo che in ambito alimentare.
Quindi, mentre consumiamo un pasto, essere lì al 100% con tutti i nostri sensi, con tutta la nostra capacità attentiva e consapevolezza nel assaporare e mangiare il pasto o il cibo in questione. Quindi la mindfulness significa semplicemente non mangiare in modo distratto, ma mangiare come fanno i monaci buddhisti, che quando mangiano, mangiano, sono lì, fanno quello. Fa parte anche di quel discorso che facevamo prima dell'imparare ad ascoltarsi? Aiuta a ripristinare quella comunicazione tra corpo e mente sui nostri reali bisogni di cibo? Assolutamente sì, tantissimo.
Poi soprattutto se si legge questo libro qua, si trovano tantissimi spunti da questo punto di vista, quindi è un libro ricchissimo, che va oltre anche alla Mindful Eating e solo, quindi è un piccolo fiore all'occhiello. Però sì, il fatto di mangiare con consapevolezza porta anche solo banalmente a mangiare più lentamente, per esempio, perché assaporando il cibo di essere lì, naturalmente mangi più lento. E mangiare più lento significa permettere la sensazione di sazietà di arrivare secondo i tempi per cui è prevista.
Noi abbiamo il nostro stomaco che rilascia grelina, che è un ormone che comunica al cervello, e il suono vuoto, riempimi, che prima di essere spento, nel momento in cui sta arrivando il cibo nello stomaco, ci mette 20 minuti. Quindi se noi mangiamo in fretta, velocemente, quello che stiamo mangiando, rischiamo di mangiare anche di più della nostra sazietà effettiva, perché non diamo il tempo al cervello e allo stomaco di capire a come sono arrivati, a quanta sazietà e a quanto cibo è arrivato. Quindi banalmente la mindfulness, che significa mangiare anche di più lentamente, ci porta a questo naturale riconoscimento giusto della sazietà, perché ci porta a mangiare più lentamente.
Poi appunto c'è il discorso dell'appetibilità del cibo. Un cibo che è più appetibile, che ci piace di più, genera un senso di soddisfazione, di sazietà, di gratificazione maggiore rispetto a un cibo che viene mangiato con disprezzo, con disgusto, cose del genere. Chi fa questo esercizio, e questo veramente lo ho provato anch'io in prima persona, mangiare la stessa cosa che mangiavi prima con la mindful eating cambia completamente il sapore di quello che stai mangiando.
Non è assurdo, però la stessa cosa che tu consideravi comunque buona anche prima, nel momento in cui fai mindful eating, sembra di mangiare nettere di vino, sembra di essere con gli dei nell'olimpo, cose del genere, a mangiare cose. Oppure potresti scoprire che non ti piace così tanto. Come c'è versa? Sì, per fortuna meno non è successo, sennò sarebbe stato un po' strano, però potenzialmente anche sì, sinceramente.
L'idea è questa, che tutti gli effetti si amplificano di sensazione rispetto al cibo e quindi tu ti senti più connessa col tuo corpo inevitabilmente, lo stai più a ascoltare il tuo corpo mentre mangia e quindi sì, quella connessione si ripristina. E quindi possiamo ipotizzare che mangiare in questo modo aiuti a controllare il proprio peso. È una delle strategie possibili alla fine per ridurre l'introito di calorie, perché ci saziamo prima, ci sentiamo più soddisfatti magari perché ci siamo concessi di mangiare un dolce che ci piace, ma ce lo siamo mangiati con calma, assaporandolo fino in fondo eccetera, alla fine siamo soddisfatti e possiamo fermarci lì.
Assolutamente sì, io lo uso molto come tecnica proprio con questa finalità sul riuscire a gratificarsi veramente dal cibo che si sta mangiando, proprio se ha una funzione di soddisfare un peccato di gola. Perché il conto è usare il cibo per riempirsi, per non sentire un'emozione che è quello, diciamo così, può beneficiare della mindful eating però comunque ha delle fondamente diverse. Però se hai una determinata voglia, sono in preciclo e c'è quel famoso voglio di dolce, chi in ciclo, chi in preciclo, ogni donna è diversa, però c'è proprio quel bisogno di avere quel sapore lì in bocca.
Quindi se noi abbiamo la mindful eating mentre abbiamo questa voglia qua e ci concediamo quel cibo lì però con tutta questa intensità, con la voglia lì si soddisfa con una dose più che giusta, più che minima, senza esagerare, allora a quel punto la dimensione preciclo non è più quella in cui si va a mangiare la chissà quale, però comunque si sta bene, si ottiene questa gratificazione senza esagerare. Ottimo, quindi è un bellissimo strumento, leggerò sicuramente quel libro che mi manca. Allora senti, a proposito, ne abbiamo accennato prima sulla questione di accettarsi e il desiderio di miglioramento, come si fa a capire se il proprio desiderio di miglioramento è sano o se l'immagine che si ha di se stessi è un po' distorta? Questa è una domanda super mega complicata.
Come ultima domanda dai, possiamo dedicarle il giusto tempo. È molto complicata perché di recente ho approfondito il concetto di immagine corporea, che è un ambito di studi che ha avuto diversi esponenti che l'hanno preso in carico ed esplorato in maniera anche molto approfondita. Non sono molto brava con i nomi, quindi non ho dei nomi da citare in questo momento, però essenzialmente è un elemento che riguarda tanti aspetti di noi contemporaneamente.
L'immagine corporea, quello che noi pensiamo e percepiamo nel nostro corpo, ha come minimo quattro componenti. Una componente è percettiva, cioè l'immagine corporea nel nostro cervello per noi è rispetto alla nostra ingombranza, il nostro corpo quanto occupa lo spazio, come si muove rispetto all'esterno. Questo in parte compone l'immagine corporea, l'immagine che abbiamo nel nostro corpo.
La seconda componente è la parte visiva proprio, quello che vediamo dagli specchi, dalle foto, da determinate cose che ci danno una restituzione della nostra figura. Quindi non quella che riusciamo a vedere da noi, ma quella che riusciamo a vedere tramite questi strumenti. E qua ci sarebbe l'enorme capitolo da aprire sulla differenza di immagini che restituiscono i vari specchi che esistono.
Perché ciascuno specchio, in base a come è costruito, cambia tantissimo il modo in cui ci riflette l'immagine. Quelli che ci sono nei negozi ci fanno più magre? Baralmente. Più alte? Più alte, più astute, più snelle, ognuno ha la sua tecnica, però assolutamente sì.
Una bella fregatura. Assolutamente. Questa cosa qua in realtà non è da poco, noi pensiamo che gli specchi siano una cosa neutra, non lo so.
Ah ecco, sì, non ci avevo mai pensato. Ma neanche le foto sono neutre, assolutamente. Perché una foto presa con un'inquadratura centrale che prenda la telecamera dall'ombelico, magari se è una fotocamera, un obiettivo, è presente che ci sono quelli che arrotondano gli angoli esternamente, che riducono l'immagine negli esterni.
Se tu metti il focus al centro della tua pancia e riduce l'esterno, significa che la tua pancia sembra più grande rispetto all'esternità. Quindi anche le foto in realtà danno uno specchio visivo della nostra immagine veramente fedele a quello che c'è per davvero. E' costantemente soggetta a influenze in questo senso.
Poi gli altri tre punti che influenzano l'immagine corporea sono l'aspetto comportamentale, adesso l'altro in questo momento mi sfugge proprio di questo modo, però anche questo influenza la nostra immagine corporea, il modo in cui noi ci comportiamo con il nostro corpo. Cosa facciamo con il nostro corpo, quindi non solo l'attività fisica, come ci muoviamo nel mondo, come ci restiamo, come ci atteggiamo. Anche questo influenza l'immagine corporea, se abbiamo una postura piuttosto che un'altra.
Insomma stiamo aprendo un capitolo enorme e mi fermo qui sulla definizione immagine corporea. Quindi essenzialmente per dare una risposta un po' breve, si devono prendere un po' tutte insieme le cose e fare una valutazione da una parte il più oggettiva possibile. Cioè prendiamo sì il peso, sì l'altezza, sì la massa grassa, sì le circonferenze, sì le foto, sì lo specchio, sì i vestiti, c'è tutto.
Dobbiamo prendere un'immagine complessiva della persona e darle una dimensione di riferimento il più adatta possibile a se stessa. Anche in base alla sua storia di vita, alla sua costituzione, a com'è come persona rispetto al suo morfotipo, tutte queste cose qua, dare un po' un'idea che per quanto tu voglia essere un fisico completamente diverso, queste sono le tue caratteristiche corporee, quindi entro queste ti puoi muovere. Questa sarebbe la cosa più importante del rischio delle persone.
Quindi certamente non solo un parametro, non solo lo specchio, non solo la bilancia, ma tutto insieme. Tutto insieme, assolutamente. E quindi, in base a prendere tutto insieme, avendo un po' della persona, capire i propri limiti, le proprie caratteristiche, eccetera, eccetera.
E se c'è una malcorrispondenza tra quello che si vorrebbe ottenere e come si è, lavorare sull'unica cosa che ha senso lavorare, accettarsi. Cioè come si vorrebbe essere, cosa? No, accettarsi. Sì, cioè lavorare su come si vorrebbe essere, nel senso cambiare le proprie aspettative, ecco.
Esatto. Intendevo quello. Esattamente, esattamente, sì, sì, intendevamo la stessa cosa.
E quindi sì, un po' questa è l'idea. Alvare, nella frase che molti, alcuni, molte persone in realtà citano, alla miglior versione di se stessi. Ognuno di se stesso include tutte le caratteristiche personali, ognuno dovrebbe puntare nel suo giardino ad ottenere il suo massimo potenziale.
Il suo massimo potenziale che quindi può essere molto diverso da come vorremmo essere, e come vorremmo essere è lasciarlo un po' da parte. Concentrarsi invece come potremmo essere, no? Quello che veramente è alla nostra portata. Ah sì.
Ok. Che non è sbagliato, eh. Io vedo tanta rassegnazione nelle persone rispetto magari a questo argomento.
Però ragazzi, noi siamo creature uniche che appunto siamo diverse non solo fisicamente, ma anche individualmente, caratterialmente, rispetto a come siamo nel mondo. E questo non deve essere forma di scherno, di disprezzo nei nostri confronti, o di necessità di essere cambiata. Perché siamo, consensualmente, volendo fare una cosa che non ci appartiene, perché ciascuno di noi è diverso, ha le sue caratteristiche, ed è sacrosanto e rispettoso rispettarle, perché appunto sono uniche.
Questo è molto collegato alla nostra società, che tende a volerci portare tutto su degli standard, non solo fisici, ma anche di comportamento, di attitudine nella vita, di una serie di cose. De anti-umano. Cioè, noi come esseri umani siamo veramente ognuno unico e inevitabile, ergo ciascuno le proprie caratteristiche, le proprie peculiarità.
E questa demonizzazione costante di questo non fa altro che alimentare questo senso di inadeguatezza, che ci fa solo che male. Dobbiamo tornare a essere un po' più umani tutti, ripeto, i primi noi nei confronti di noi stessi. E vederla questa cosa, questa bellezza che siamo.
E mi raccontava il mio parrucchiere proprio l'altro giorno che sono andata a tagliare i miei capelli e mi diceva che molto spesso...