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Ho 30 anni, sono seduta per terra in bagno con il telefono in mano, sto scrivendo a un mio amico per chiedergli di andare in farmacia, è l'una di notte, a comprarmi un antidolorifico abbastanza potente perché io sto malissimo e quelli che ho non funzionano. Un antidolorifico di quelli per cui ci vorrebbe la ricetta, non so se glielo danno. Io non riesco neanche ad alzarmi dal pavimento.
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Qualche settimana fa mentre erano in vacanza in montagna mi sono trovata piegata in due da questo stesso dolore, un dolore che non avevo mai sentito prima. E non sapevo neanche nominarlo. Non sapevo cosa stesse succedendo dentro di me. Nei mesi seguenti ricevo una diagnosi, il medico mi propone una cura abbastanza estrema e io dico di no. E trovo un'alternativa naturale, qualcosa che sicuramente il medico non avrebbe approvato, una cosa cui non avrei pensato ma funziona, almeno per un po'. In questo episodio vi racconto che cosa ho imparato sul mio corpo in quel periodo e soprattutto perché quella soluzione improbabile funzionava davvero, anche se nessuno sapeva spiegarmi perché. Benvenuti su A Mente Ferma, il video podcast su corpo, peso e società. Io sono Flavia Stella e in questa prima stagione di Volevo Essere Magra vi racconto la mia rivoluzione liberatoria tra farmaci per dimagrire, ossessione per la diet culture e un mondo che ci rende obesi, ma ci vuole sempre più magri. Attenzione, io non sono un medico. Per la tua salute consulta sempre un professionista. Questa è la mia storia. Cominciamo. Vi do un po' di contesto. In quel periodo io stavo facendo il corso per diventare insegnante di yoga e lavoravo tanto, ero sempre fuori casa. Ero completamente assorbita nella mia ricerca iogica, che dovevo conciliare con un lavoro da impiegata, lavoro in cui comunque continuavo a investire, e speravo ancora di poter fare carriera. E mi sentivo costantemente divisa in due. Uscivo dall'ufficio di corsa, arrivavo a scuola con il tailleur i tacchi e mi dovevo cambiare, mi dovevo trasformare, mettermi i pantaloncini meno sexy dell'universo, quelli dell’Iyengar Yoga, non so se li avete mai visti, sembrano una specie di pannolone. E poi dovevo mettermi a piedi nudi sul tappetino e insegnare. Passavo da un mondo all'altro ed era molto stressante. Da un lato l'ambiente lavorativo, tutto forma e materialismo. Dall'altro la scuola di yoga, tutta relazioni e spiritualità. Stavo cercando qualcosa ma non sapevo esattamente cosa e lo cercavo con quella intensità un po' febbrile che a volte si ha quando senti che il tempo per capire chi sei non è infinito. Mangiavo in modo caotico, non malissimo ma caotico. Tanti latticini, yogurt, formaggi, poca carne o quasi niente, perché nel mondo di chi pratica yoga la carne è off limits. E' proibita, guai. E spesso io pranzavo alla mezzaluna di Daniela Zaccuri, che uno dei primi ristoranti vegan di Io adoravo quel posto. Tanti cereali, tofu, seitan, ingredienti esotici. Tanti dolci anche, il mio tallone d'achille da sempre. E non è perché un dolce vegano fa meno male di quelli normali, è proprio Anzi, forse pure peggio perché i grassi vegan a volte non sono proprio di ottima qualità. Comunque, mangiavo troppi carboidrati, troppi grassi e troppo poche proteine, specialmente quando mangiavo vegano. E il mio corpo in tutto questo stava facendo qualcosa che io neanche sospettavo. Qualcosa dentro di me stava letteralmente crescendo in posti dove non avrebbe dovuto. Ma vi racconto come è andata. Sono in vacanza in montagna con un gruppo di praticanti yoga. Un pomeriggio non riesco ad andare a fare l'escursione prevista perché sono piegata in due dal dolore all'addome. E ho fatto da poco un'idrocolonterapia. Una di quelle pratiche che sperimenti quando ti avvicini a tutto ciò che è alternativo, naturale, esoterico. E sul momento mi convinco che quel dolore sia un problema intestinale. Perché, anche se ho le mestrazioni, è un dolore che non è quello di tutti mesi, è diverso, più profondo, come se venisse da una parte di me che non avevo mai sentito prima. In quel ritiro mangiamo vegano. E c'è un medico naturopata, molto simpatico toscano, che ripete come un mantra: “Se vuoi essere forte come un toro, non mangiare il toro. Mangia come il toro.” E quindi mangiamo legumi tutti giorni o quasi, ceci, lenticchie, fagioli. Io li mangio con devozione, convinta di star facendo la cosa giusta. Mi viene il dubbio che questi legumi e l'idrocolon mi abbiano combinato qualcosa all'intestino per cui io non possa diventare vegana, perché evidentemente sono intollerante.
Questa idea mi colpisce come una pugnalata, quasi offensiva, come se il mio corpo stesse sabotando non solo la mia dieta, ma anche le mie aspirazioni etiche. Quando torno a casa, telefono alla dottoressa che mi ha fatto l'idrocolon e le riferisco del dolore. Lei mi risponde molto seccata che l'idrocolon non c'entra a niente e che di sicuro si tratta di un problema ginecologico. Poteva anche aver ragione, ma veramente antipatica. Comunque...Nei mesi successivi ogni mestruazione mi procura dei dolori così forti che non riesco ad alzarmi dal letto per andare in bagno e a tornare indietro. Così poi nei giorni successivi mi decido e vado finalmente dal ginecologo. Uno di quelli maniacali, anche un po' nerd, che ogni visita ti esplora con tutti i macchinari possibili e immaginabili. Io ci andavo per quello, perché anche io sono un po' maniacale, un po' nerd. Ma comunque mi è rimasto impresso il suo tono, quasi compiaciuto, con cui mi ha riferito il verdetto. Come se stesse lui aveva sentito parlare nei più moderni congressi di medicina. Ancora una novità per la maggior parte dei medici. Ed è stato certamente uno di quei momenti con il prima e il dopo. Prima ero sana, ero un po' in sovrappeso, ma niente che non si potesse aggiustare con un'altra dieta. Dopo invece mi ritrovo con una malattia all'epoca poco conosciuta che potrebbe rendermi sterile e per la quale non esistono cure definitive. L'endometriosi era davvero una malattia sconosciuta in quel periodo. Oggi ha una visibilità completamente diversa, per fortuna. Ci sono campagne pubblicitarie, articoli, associazioni, podcast che ne parlano. All'epoca, quando dicevi endometriosi, la maggior parte delle persone non sapeva di cosa stessi parlando, compresa me. Quando il ginecologo me l'ha detto, sono uscita dallo studio e ho cercato la parola su Google. E quello che ho trovato non era rassicurante per niente. Adesso vi faccio una domanda. Vi è mai capitato di ricevere una diagnosi o una notizia difficile qualsiasi e di sentire che la cosa più urgente prima ancora di decidere cosa fare è trovare una spiegazione? Non una cura, una soluzione, no, trovare una spiegazione, un perché. Perché mi è successo questo? Cosa ho fatto di sbagliato? Cosa avrei potuto fare di diverso? Ecco, questo è umano, forse è la prima reazione naturale, il grande classico, perché proprio a me. Ma questa domanda nasconde una trappola, un'insidia, perché ci porta spesso in un posto molto scomodo, quello della colpa. Se c'è un perché, forse c'è anche una responsabilità, cioè forse è colpa mia. E quello era anche un po' il sottotesto di un certo ambiente in cui si pensa che la natura abbia sempre ragione e che se ti ammali è colpa tua. Una maestra di yoga non si ammala mai. Ci ho pensato a lungo e per anni mi sono torturata sul motivo di quella malattia. Non ho trovato assoluzioni ma comunque ho smesso finalmente di sentirmi colpevole perché la questione era davvero mal posta. Ma sentite il seguito della storia. La prima cosa che faccio una volta avuta la diagnosi, anzi la seconda, prima cerco l'endometriosi su Google, poi corro dalla mia maestra di yoga e le chiedo cosa fare. Il ginecologo mi ha proposto una terapia ormonale che mi avrebbe indotto una menopausa temporanea e io ovviamente non voglio nemmeno sentirne parlare, ma mettetemi nei vostri pani, avevo trent'anni e quello lì mi propone di mettermi in menopausa. La maestra invece mi manda da una comune amica ginecologa la quale mi visita e mi presenta due alternative. La prima, farmi operare subito. Buone possibilità di successo, ma nessuna certezza di evitare le recidive. E purtroppo le recidive sono molto comuni nelle endometriosi. La seconda alternativa, seguire un'alimentazione macrobiotica per qualche mese, valutare i risultati e decidere poi se intervenire chirurgicamente o meno. Va detto che questa ginecologa era molto alternativa. Comunque io scelgo la seconda. E la scelgo anche perché si sposa bene con un certo desiderio di autopunizione che in quel periodo mi accompagnavano. E era molto coerente con quella ricerca quasi ascetica, qualcosa che assomigli alla purezza. signore giapponese molto simpatico che pratica la macrobiotica nella mia città da anni. E gli espongo il mio caso. Lui, tra una cosa e l'altra, mi legge anche la mano. La mano, si mi legge la mano, e mi dice delle cose che mi colpiscono. Ad esempio che la causa della mia endometriosi poteva essere stato il consumo smodato di latte durante la mia Ma che se fossi stata una bambina felice, anche con tutto quel latte, non mi sarei ammalato. Devo dire delle spiegazioni veramente molto fantasiosi. Comunque, poi mi prescrive una serie di pratiche che all'epoca mi sembrano surreali. Il semi cupio tiepido.
Allora, intanto cos'è un semicupio? In pratica è come farsi il bidet in una bacinella grande piena di acqua tiepida, seduti per 20 minuti. Gli impacchi di patata Taro sull'addome. E anche lì, ma cos'è una patata Taro? Ci ho messo tre giorni a di Via Bertola, ve lo ricordate? Adesso non c'è più. Comunque era proprio un'istituzione del mondo bio. E poi il the bancha con la sassa di soia al mattino a digiuno l'inverno non è nemmeno sgradevole come bere un brodino appena e infine il pezzo grosso, la dieta spartana, quasi monastica solo riso integrale, un pugnetto di legumi al giorno e poco altro, cioè due verdurine ma niente zucchero, niente latticini, niente farina praticamente niente di quello che mi suona una familiare non trovate? Risultato, perdo 6 kg in un mese. I miei sintomi spariscono completamente. Per la prima volta nella vita ho una cui neanche mi accorgo con perdite scarse e zero dolori. Mi sento invincibile. Telefono al ginecologo che voleva mettermi in menopausa anticipata e gli annuncio triunfante che ho risolto tutto con l'alimentazione. Ricordo il silenzio, quel silenzio medico che dice tutto senza dire niente. Ora, quando racconto questa storia, di solito la reazione è una di queste due. Ho ammirazione romantica per la soluzione naturale oppure scetticismo totale verso la macrobiotica. E io capisco entrambe le reazioni. Ma la verità, come quasi sempre, è più complicata e anche più interessante. La macrobiotica come sistema filosofico è molto affascinante, ma le applicazioni terapeutiche non hanno basi scientifiche. C'è forse qualche studio ma niente di comprovato. È nata in Giappone nel 900, a fondo alle radici nella medicina tradizionale orientale, nella filosofia dello yin e dello yang applicata al cibo. Ma non ci sono studi clinici che la validano come trattamento per le endometriosi. quello che quella dieta faceva sul mio corpo aveva una logica, scientifica reale, anche se io all'epoca non lo sapevo. Allora, vediamo le componenti di questa dieta. Prima componente, il riso integrale. Il riso integrale è ricco di fibre e ha un indice glicemico un pochino più basso del riso bianco e della pasta raffinata. Inoltre, mangiare il riso integrale e in generale cereali integrali può contribuire a ridurre l'infiammazione E l'endometriosi è una malattia infiammatoria. Non solo la fibra del riso integrale, come in generale fanno tutte le fibre, favorisce l'eliminazione degli estrogeni in eccesso attraverso l'intestino. L'endometriosi è una malattia estrogenodipendente. Il tessuto endometriosico cresce in risposta agli estrogeni. Riducendo gli estrogeni circolanti stavo effettivamente togliendo carburante alla malattia. Bisogna dire però che potendo mangiare solo riso integrale non è che potessi mangiarne chissà quali quantità. Mangiavo riso a pranzo e a cena, quindi avevo finito per mangiare molto poco. La motivazione ad evitare di essere operata mi faceva sopportare la fame e le privazioni senza nessun problema. Ero veramente convinta. Quindi alla fine ero sicuramente in deficit calorico. Ma è corretto dire che mangiavo un sacco di fibre. Praticamente mangiavo solo riso. Seconda componente, l'eliminazione dei latticini. I latticini, soprattutto quelli convenzionali, contengono estrogeni naturali, perché provengono da animali gravidi o in lattazione. Non sono quantità enormi, ma su un corpo che ha già una risposta anomala agli estrogeni possono fare la differenza. Io ne mangiavo tantissimi di latticini, quindi secondo il mio amico giapponese eliminare i latticini avrebbe aiutato. Peccato che...Una meta-analisi del 2021, 7 studi effettuati su oltre 120.000 donne, mostra che un alto consumo di latticini totali riduce il rischio di sviluppare l'endometriosi del 17%, specie se se ne consumano almeno 3 porzioni al giorno. E guarda caso, 3 porzioni al giorno è il quantitativo di latticini consigliato dalle linee guida nazionali e internazionali una sana alimentazione. Quindi, avere eliminato i latticini e i formaggi ha aiutato, è vero, ma ancora una volta soprattutto perché ha diminuito di molto le calorie in entrata, facendomi perdere peso e l'infiammazione è diminuita significativamente, ma perché ho perso peso, non perché ho eliminato i latticini. Terza componente, l'eliminazione dello zucchero raffinato di tutti i prodotti da forno, di tutti i dolci. Allora. Qua si apre un mondo, non vorrei neanche dedicargli troppo tempo. Lo zucchero dicono essere pro-infiammatorio. La relazione tra alto consumo di zucchero, infiammazione e adometriosi è documentata nella letteratura scientifica, ma se vogliamo dirla tutta, uno degli elementi peggiori in questo senso non è lo zucchero in generale, ma il fruttosio, soprattutto quello delle bibite gassate. E io non ho mai bevute, cioè non mi sono mai piaciute, quindi in quel periodo...Ho eliminato sì lo zucchero ma il problema non era quello credo. Penso che di nuovo aver eliminato i dolci abbia aiutato specialmente perché i dolci contengono zucchero ma anche tanti grassi e quindi alla fine avevo diminuito le calorie totali. Quindi quella dieta stramppalata con i semi cupi, le patate taro e il tè bancia conteneva al suo interno un nucleo di logica anti-infiammatoria e anti-estrogenica che funzionava davvero, non era magia, era biochimica. Che cosa comportava in fondo? Deficit calorico, più tante fibre. Solo che nessuno me l'aveva spiegato in questi termini e io l'avevo abbracciata quasi per ragioni spirituali invece che razionali. Cioè io nella mia testa cercavo di punirmi togliendomi tutto quello che mi piaceva e che mi impediva di raggiungere finalmente il tanto agognato corpo iogico. Quella via mi sembrava perfetta scritta per me da un universo regolato da una sacra legge del karma. A riprova di tutto questo, oltre alla scomparsa totale dei dolori, a quella dieta posso riconoscere il merito di avermi fatto cadere tutte le piccole keratosi che avevo sull'addome. La mia pelle sembrava tornata a quella di un bebé. Il mio organismo stava rispondendo alla riduzione dell'infiammazione in modo visibile su tutta la superficie del corpo. Il problema è che l'endometriosi non è solo infiammazione, è tessuto endometriale che si è impiantato fisicamente fuori dall'utero, sulle ovaie, sulle tube, sul peritoneo, a volte sull'intestino. Quel tessuto è lì, risponde agli ormoni, si infiamma, causa dolore e aderenze. La dieta può ridurre l'infiammazione, può rallentare la progressione, può migliorare enormemente la qualità della vita. Ma non può rimuovere quel tessuto che si andato ad appiccicare fuori posto e che già presente da chissà quanto tempo. Io questo non l'avevo capito. O meglio, nessuno me lo aveva spiegato e a dirla tutta io ho il sospetto che nessuna delle persone coinvolte in quella vicenda, la mia maestra, che comunque è una biologa, la ginecologa e il giapponese, Capissero veramente fine e in fondo cosa stavamo facendo. Io stavo vivendo nell'euforia del risultato a breve termine, niente dolori, 6 kg meno, pelle perfetta e avevo smesso di guardare il quadro. Infatti, dopo un paio di mesi, i dolori sono ricominciati. Più lievi di prima, ma presenti. E allora sono andata a fare un'ecografia e la situazione, ahimè, non era migliorata, anzi, era peggiorata. Devo essere operata con urgenza altrimenti rischio l'isterectomia a 30 anni. Quindi mi operano. Sembra un successo, non mi dicono esattamente cosa mi hanno fatto, lo scoprirò solo in seguito e ve lo racconterò in un altro episodio, perché anche quella è stata una grande sorpresa. Ma da quel momento in poi non ho mai più avuto problemi di endometriosi e devo ringraziare. Dopo l'operazione mi trovano una certa anemia e una carenza di B12, dato che avevo eliminato completamente i cibi animali. E così il mio fidanzato di allora, era figlio di un macellaio, mi porta delle belle bistecche da mangiare al sangue. E quindi io ricomincio a mangiare normalmente, cioè male, con buona pace della macrobiotica. Registrando questo episodio ho riletto alcune cose che avevo scritto in quel periodo diari, appunti sparsi. Ed è strano guardare quella versione di me così determinata, così convinta di aver battuto la medicina convenzionale con un pugnetto di riso integrale e un semicupio. Provo tenerezza. Era un po' ingenua, forse avevo bisogno di crederci. Era...il bisogno legittimo e profondo di avere un senso di controllo sul mio corpo, di poter fare qualcosa di attivo invece di affidarmi passivamente a qualcuno che decideva per me. Ed era perché non volevo essere impotente di fronte all'imprescruttabilità della malattia. Cioè quel bisogno non è sbagliato, è umano. Ed è lo stesso bisogno che mi ha portata, vent'anni dopo, ad approfondire la letteratura scientifica sull'endometriosi e l'alimentazione per cercare di capire retrospettivamente perché quella dieta aveva funzionato, cioè per lo meno nel togliermi il dolore, che non è poco, ovviamente non poteva risolvere il problema. Quindi la macrobiotica non mi ha guarita dall'endometriosi, ma mi ha insegnato che il cibo non è neutro, che quello che mangi cambia il tuo assetto ormonale, il tuo livello di infiammazione, la tua capacità di che a volte la saggezza tradizionale, anche quando non sa spiegare perché funziona, funziona davvero. Solo che non basta da sola, quando il problema ha già superato una certa soglia. Non basta come rimedio della malattia, ma può forse essere uno strumento utile per la prevenzione. Capire qual è il giusto limite tra fare delle scelte sane per se stessi e affidarsi alla competenza medica è oggi una delle cose più difficili, perché richiede di ascoltare il corpo e la scienza allo stesso tempo. Senza scegliere l'una contro l'altra, ma coltivando la difficile arte della cooperazione, con gentilezza, con razionalità, senza romanticismo. Nella malattia non c'è proprio niente di romantico. E neanche di eroico. Se c'è una cosa che voglio che portate via da questo episodio, è questa. Diffidate di chiunque, medico convenzionale o terapeuta alternativo, vi proponga una soluzione certa, indiscutibile e unilaterale. Il corpo è complicato, le malattie croniche sono complicate. La verità purtroppo non sta esattamente nel mezzo, di solito più verso la scienza. Comunque in ogni caso richiede più strumenti, non uno solo. Questo però non significa credere che le goccine omeopatiche risolvano qualcosa o che eliminare i glutine sia una soluzione. Cioè un conto è lavorare sullo stile di vita prima di ricorrere ai farmaci, sapendo che però i farmaci ci sono e possono essere risolutivi. Un conto è accontentarsi delle favole quando invece c'è un patrimonio straordinario come la medicina occidentale che ci mette a disposizione soluzioni terapeutiche efficaci per moltissimi problemi. Senza nulla togliere alla medicina orientale che sicuramente ha risorse interessanti da offrire ma che bisogna soppesare con il giusto senso critico. Oggi ci fermiamo qui, se ti piaciuto quello che hai sentito manda l'episodio a qualcuno, magari a qualcuno con cui hai litigato sull'alimentazione naturale stando da una parte o dall'altra e lasciami un commento, mi fanno sempre molto piacere e rispondo a tutti. Questo è a mente ferma, io sono Flavia Stella e vi aspetto alla prossima puntata.