Episodio 7 - Mounjaro: Gli Effetti Collaterali che Nessuno Ti Dice



Mounjaro: Gli Effetti Collaterali che Nessuno Ti Dice – Stitichezza, Candida e Nodulo Tiroide Ci sono certe settimane in cui è veramente dura. Ad esempio il mese scorso, quando a causa della stitichezza provocata da Mounjaro, che non sono riuscita subito a gestire, mi è venuta una cistite che non è passata neanche con due bustine di Monuril. Ho dovuto prendere gli antibiotici, e ho avuto male ai reni per parecchi giorni. Oltre alla mia ipocondria galoppante che mi ha fatto pensare almeno dieci volte di andare al pronto soccorso, perchè temevo di aver contratto una terribile infezione ai reni, ho dovuto anche sopportare una forte nausea che fino a quel momento non avevo mai sperimentato, e il tutto mangiando davvero pochissimo. Ovviamente poi gli antibiotici mi hanno fatto passare la cistite, il male ai reni è passato, ma mi è venuta la candida, e anche una dermatite.

Quando sto così male (oddio, non poi così male…ma abbastanza da vedermi nella tomba) sono assalita dai dubbi, mi chiedo che senso abbia tutto questo, se ne valga davvero la pena. E mi chiedo se sono davvero disposta a convivere per tutta la vita con un farmaco che mi costringe sempre a centellinare il cibo, non tanto perchè altrimenti ingrasso, ma perché altrimenti sto male. E sono molto tentata di lanciarmi nell’ennesima prova di forza di volontà, per vedere se adesso che sono dimagrita riesco a non recuperare tutto il peso perso senza i farmaci. Ci sono già passata. E so che la forza di volontà non basta. Ma sentite questa: qualche mese fa mi hanno trovato un nodulo di due cm alla tiroide e l’endocrinologo mi ha detto di fare un ago aspirato. Sono andata nel panico. Ho subito scritto al mio medico e lui mi ha detto, per prudenza, di sospendere il farmaco. Doppio panico. Non ci sono riuscita. Il solo pensiero di tornare in balia del mio food noise mi ha fatto decidere di ignorare la prudenza con una semplice valutazione: se il nodulo non è benigno Mounjaro è l’ultimo dei miei problemi. Cos’è successo in seguito, te lo racconto dopo la sigla.

Vi siete mai chiesti perché il mondo ci vuole magri... mentre ci riempie di tentazioni? Benvenuti su A mente ferma, il podcast su corpo, peso e società. Io sono Flavia Stella, e in questa prima stagione, 'Volevo essere magra', vi racconto la mia rivoluzione liberatoria: tra farmaci per dimagrire, ossessione per la diet culture e un mondo che ci rende obesi ma ci vuole sempre più magri. Pronti a ridefinire tutto? … musica… Attenzione, io non sono un medico, per la tua salute, consulta un professionista. Questa è la mia storia. Cominciamo.

Torniamo a noi, il nodulo è assolutamente benigno. Il mio comportamento però è stato presuntuoso, avrei dovuto ascoltare il mio medico, ma sono stata fortunata. Quindi ho continuato tutto secondo i piani, ma quell’episodio mi ha fatto molto riflettere. Mi faceva molta più paura l’idea di smettere di prendere il farmaco, così, su due piedi, ed ingrassare di nuovo, che la possibilità di avere un problema serio alla tiroide. Altra cosa che non bisogna assolutamente fare, ne ho parlato a lungo sia con chat gpt sia con perplexity ed entrambe mi hanno detto, esiti dell’ecografia alla mano, che il nodulo si sarebbe rivelato al 95% benigno. Non solo: la pericolosità di Mounjaro per la tiroide non risulta accertata e gli studi che hanno trovato una correlazione sono stati condotti sui topi, e non sugli esseri umani. Come mi ha fatto notare il mio compagno, ho preferito il parere dell’intelligenza artificiale (che mi faceva comodo) a quello del mio medico. Bisogna dire però a mia discolpa che il mio medico mi è sembrato eccessivamente prudente, e lo è stato forse perché io nei messaggi che ci siamo scambiati gli ho comunicato la mia ansia. Insomma, in questo caso mi è andata bene, ma l’aspetto che trovo più interessante in tutto questo è la sensazione di essere assolutamente vulnerabile senza lo scudo del farmaco. Posso immaginare di smettere di prenderlo solo se per tanti mesi, magari anche uno o due anni, il mio peso resta stabile. E comunque non prima di aver pianificato molto attentamente la cosa, con tutto il lavoro di muscolazione in palestra e una serie di buone abitudini scolpite nella pietra a proteggermi. Ci sono diversi problemi. Uno, lo abbiamo detto già varie volte, è quello dello starvation mode. Io sto dimagrendo relativamente in fretta, ci sono giorni in cui riesco a mangiare veramente poco, e poche proteine, per cui se smettessi adesso sicuramente il mio corpo me la farebbe pagare con gli interessi, come mi è successo l’ultima volta in cui ho perso tredici chili a causa di una gastrite. Mi era venuto un brutto mal di schiena, avevo preso parecchi antinfiammatori per bocca, e di conseguenza mi è venuta una gastrite tremenda. Ho passato tre o quattro mesi praticamente mangiando si e no 1000 calorie al giorno, e riuscivo a mangiare solo verdure scondite, pane, patate e poco altro, e quindi sono dimagrita molto in fretta. Del dimagrimento ero felicissima, ma poi la gastrite mi è passata e ho ricominciato a mangiare normalmente. Per i primi mesi sono riuscita a restare sulle 1600 calorie al giorno, e mi svegliavo la mattina piena di energia e voglia di muovermi. Come attività fisica facevo i cinque piani del mio palazzo per dodici volte di fila, ci mettevo mezz’oretta e si incastrava benissimo con i miei impegni quotidiani. Pensavo di aver trovato la quadra: ero dimagrita mio malgrado, ero in forma e facevo sport ma… Ad un certo punto è arrivato il conto: mi si è scatenata una fame che non ricordo di aver mai provato nella vita: non ero mai sazia, a prescindere da quanto mangiassi. Sono anche andata da un biologo nutrizionista, per chiedergli cosa fare, e soprattutto quanto dovessi mangiare al giorno per non recuperare il peso perso. Purtroppo non mi ha dato indicazioni utili, credo di aver trovato l’unico biologo nutrizionista che non conta le calorie, e mi ha consigliato di trovare da sola le porzioni giuste, a patto di mangiare sano. E’ stato un bagno di sangue. Per mia sfortuna in quel periodo, siccome lavoravo e frequentavo l’università contemporaneamente, non potevo proprio fare altro sport se non le scale, che però dopo un po’ mi hanno stufato, e nell’arco di un anno ho ripreso sette kg.. ah però mangiavo sanissimo. Ecco, i soldi dati a quel nutrizionista li vorrei indietro. Poi nel secondo anno dopo la gastrite ho ripresi altri dieci chili. a onor del vero in quel periodo lì non stavo più mangiando in modo molto sano, frequentavo un master lavorando ed ero molto stressata, ricordo di aver pensato: adesso non mi posso occupare anche della mia alimentazione, mangio quello che capita e amen, poi vedremo. Ecco, il vedremo si è tradotto in diciassette kg ripresi dalla guarigione della gastrite. Credo che se smettessi il farmaco adesso non sarebbe tanto diverso: anche se sto dimagrendo un po’ più lentamente rispetto a quando avevo la gastrite, faccio più attenzione alle proteine e vado in palestra due o tre volte alla settimana, se dovessi smettere adesso mi aspetterei una fame simile a quella sperimentata qualche anno fa. E secondo me non c’è mindful eating che tenga, ma di questo parleremo più avanti. C’è anche un altro grosso problema: con il peso che avevo all’inizio il mio fabbisogno calorico sarà stato intorno alle 2100-2200 calorie. Con il peso che ho adesso non lo so, ma sicuramente molto più basso, per forza, perchè devo spostare oltre dodici kg in meno. Quindi smettere adesso significherebbe lottare contro la fame atavica e poter mangiare molte calorie in meno rispetto alla quantità che ho mangiato più o meno per tutta la vita. E infine il problema con la p maiuscola, la perdita di muscolo. Ora io in palestra sto facendo tutto per bene, quindi la perdita di muscolo dovrebbe essere quella fisiologica che si riscontra in seguito ad ogni dieta, intorno al 20%. Ma di muscoli già ne avevo pochi prima, adesso la situazione sarà inevitabilmente peggiorata, o, nella migliore delle ipotesi, rimasta uguale. Sarebbe già un’incredibile successo se fosse rimasta uguale, ma neanche ci spero. Il fatto è che per non ingrassare bisogna avere una quantità di muscoli sufficiente, che competano con le cellule adipose per catturare i nutrienti dal cibo che ingeriamo. Ma per mettere su muscoli bisogna fare due cose: mangiare adeguatamente, soprattutto proteine e carboidrati, e poi allenarsi seriamente con i pesi, o in altri sport simili che li stimolano a sufficienza, come il calisthenics o il crossfit. Solo che prendendo il farmaco non riesco a mangiare abbastanza per aumentare i muscoli, e in più quando vado in palestra ho pochissima energia, molta di meno di quanta ne avevo 10 kg fa, e quindi… Tutte queste comunque sono considerazioni razionali, basate su quello che dice oggi la scienza in merito alla ricomposizione corporea, cioè la perdita di grasso e in contemporanea la costruzione del muscolo. Quello che mi spaventa di più però è il food noise. Si, il rumore del cibo. Non mi ero mai resa conto di quanto pensassi al cibo finché non ho cominciato i farmaci, perchè in quel momento il food noise è scomparso. E non lentamente, piano piano, no, dalla sera alla mattina. Ecco credo che in tutta la vita io mi sia dimenticata di mangiare solo un paio di volte, probabilmente quando ho avuto la mia prima cotta adolescenziale e poi quando sono stata in lutto per la perdita di mia madre. Da quando prendo il farmaco invece, mi succede continuamente. Riesco a concentrarmi totalmente su quello che faccio, raramente ho bisogno di fare spuntini mentre lavoro o dopo cena. Non mi viene mai in mente di comprarmi un dolce, e in un paio di occasioni mi sono imposta di comprarmi una brioche al bar per vedere che effetto mi faceva e niente, nessun effetto. L’ho finita a fatica e non ho più ripetuto l’esperimento, perchè, semplicemente, non mi interessa. Un’altra cosa che non mi interessa più è dimagrire. Lo so, sembra paradossale. Eppure adesso che posso mangiare tutto quello che voglio perché tanto dopo tre bocconi al massimo mi sento appagata, ho totalmente smesso di chiedermi se questo o quel cibo ci stia nel conteggio calorico quotidiano, e ho totalmente smesso di pensare che voglio dimagrire. Dimagrire per chi, dimagrire per cosa? Ho cominciato Mounjaro e dopo tre settimane i valori del mio colesterolo e dei miei trigliceridi si sono dimezzati. Dimezzati. Il medico non ci credeva. Il dolore provocato dall’artrite è significativamente diminuito. Quindi, problema salute, risolto. I vestiti mi stanno tutti larghi, ma non voglio assolutamente comprare niente perchè dimagrirò ancora, quindi aspetto, e risparmio, tanto ho praticamente tutte le taglie dalla 42 alla 50 nell’armadio. E la verità è che il mio cervello si è letteralmente svuotato del pensiero del cibo e del pensiero di dimagrire, e si sono liberate così tante energie che davvero non so più che fare del mio tempo. Mi sono venute idee per dieci progetti diversi, sto leggendo un mucchio di libri che NON parlano di dieta e sto pensando di scrivere uno spettacolo teatrale sull’antifascismo, progetto a cui tengo tantissimo. Questa in assoluto è l’esperienza più bella che posso dire di aver fatto da quando assumo il farmaco, e l’idea di smetterlo e tornare a fare il criceto sulla ruota delle diete… no, noway. Voglio condividere con voi un’ultima riflessione: quante donne premier avremmo avuto, in questo paese e nel mondo, se non ci fossimo fatte fottere dalla diet culture e dall’ossessione per la magrezza? quante capitane d’azienda, quante brillanti scienziate, quante straordinarie imprenditrici di successo avremmo avuto se invece di voler assomigliare alla barbie ci fossimo preoccupate di giocarci e basta? Lo stesso discorso va coniugato anche al maschile: quanti professionisti e artisti straordinari hanno sacrificato il proprio talento sull’altare della magrezza e dell’aspetto fisico? Fatemi sapere nei commenti se siete uno o una di questi. Questa riflessione è sorta con la lettura di un libro molto interessante, “Beauty mania. Quando la bellezza diventa ossessione” di Renee Engeln. Anche qui nome impronunciabile, mi perdonerà l’autrice se ho sbagliato. È un saggio di psicologia che esplora come l’ossessione per l’aspetto fisico condizioni la vita delle ragazze e delle donne, rubando tempo, energie mentali e possibilità di autorealizzazione. Il libro mostra come la cultura della bellezza sia diventata una vera “epidemia” sociale: l’apparenza viene prima di tutto, più delle competenze, dei desideri e dei talenti personali. Le ragazze sono intrappolate in contraddizioni continue: criticano gli ideali irrealistici dei media, ma allo stesso tempo cercano di assomigliare alle immagini ritoccate che vedono ovunque. L’autrice, psicologa, combina dati di ricerca scientifica con testimonianze di donne di età diverse, facendo emergere schemi ricorrenti nelle loro esperienze. Il risultato è un quadro molto concreto di come la pressione estetica inizi in giovane età e continui per tutta la vita adulta. Nella parte finale Engeln propone strategie per spezzare la “beauty mania”: ridurre il tempo dedicato all’autocritica sull’aspetto, cambiare il modo in cui si parla del corpo (proprio e altrui) e coltivare obiettivi legati a capacità, relazioni e significato personale. L’idea di fondo è che le donne possano liberare un enorme potenziale se smettono di farsi definire dai canoni estetici dominanti e iniziano a costruire un rapporto più sano e pragmatico con il proprio corpo. E io non credo che per gli uomini sia molto diverso, la pressione sociale in questo senso è sicuramente minore ma penso che i ragazzi sovrappeso e obesi affrontino lo stesso stigma, la stessa emarginazione e vadano incontro allo stesso spreco di risorse. Per oggi ci fermiamo qui, senza trarre conclusioni, c’è ancora molto da dire. Se ti è piaciuto questo episodio mandalo ad un’altra persona, e magari lasciami un commento, mi fanno molto piacere e rispondo sempre. Questo è A mente ferma, io sono Flavia Stella, e vi aspetto alla prossima puntata.