Dal quindici ottobre duemilaventicinque ogni settimana mi inietto nella pancia un farmaco a base di una sostanza che si chiama tirzepatide. Sì, è uno dei nuovi farmaci per dimagrire. In tre mesi ho perso circa dieci chili, senza patire mai la fame, anzi, dimenticandomi a volte di mangiare, e senza pensare continuamente al cibo, come facevo quando seguivo questa o quella dieta. Aggiungo che ho perso solo dieci chili per mia scelta, perché avrei potuto perderne di più. Infatti ho deciso di andare piano, di fare con calma.
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Anche se il protocollo standard prevede di aumentare il dosaggio del farmaco ogni quattro settimane, d'accordo con il mio medico, ho mantenuto lo stesso dosaggio per i primi due mesi, per minimizzare gli effetti collaterali e rallentare la velocità di dimagrimento. E poi sono passata al dosaggio successivo, e probabilmente continuerò così, e non arriverò mai a quello massimo previsto. Dimagrire è un cambiamento che il corpo ha bisogno di tempo per accettare, e anche se avrei voluto e potuto risolvere questo annoso problema in pochi mesi, ho deciso invece di fare un passo alla volta, perché voglio perdere grasso e non muscolo. E per ottenere questo risultato mi sto concentrando sul portare avanti un'alimentazione corretta, la giusta quantità di attività fisica, e soprattutto sul consolidare precise abitudini che dovranno restare con me per il resto della vita, non solo per il tempo di una dieta. Come ad esempio portarmi sempre il pranzo in ufficio da casa. Ci vuole molta organizzazione e molta pazienza.
Questi farmaci se vuoi ti danno tutto e subito, ed è una sensazione inebriante. Finalmente ti sembra di aver risolto tutti i problemi, finalmente scomparsa quella sensazione di impotenza che mi ha accompagnata per tanto tempo. In poche parole, è arrivata la pillola magica che ho aspettato per tutta la vita. Infatti quando ho sentito della scoperta di questi principi attivi al telegiornale, ho pensato, è fatta, ecco la soluzione. Lo ricordo come se fosse ieri, ho provato letteralmente una sensazione di sollievo, di liberazione da un problema che mi sembrava irrisolvibile. La realtà però è ben diversa, e mi c'è voluto parecchio tempo per arrivare alla decisione di assumere questo farmaco, dopo che ho passato tutta la vita a fare diete, dopo che ho provato un mucchio di scorciatoie, e dopo aver finalmente fatto pace con il cibo. Rimani con me, di tutto questo ti parlerò dopo la sigla.
Ciao, sono Flavia Stella e questo è A Mente Ferma, un podcast in cui parliamo di crescita personale, benessere e società. Questa è la prima stagione, Volevo essere magra. Ti racconto la mia esperienza con i farmaci per dimagrire, per osservare e descrivere cosa succede quando il peso smette di essere solo un fatto personale, e diventa anche una questione morale, culturale e sociale. Un episodio tutti i martedì mattina. Ricordati di cliccare su seguimi per non perdere nessuna puntata, e passa a trovarmi su www.amenteferma.it o su @amentefermailpodcast. Attenzione, io non sono un medico, per la tua salute consulta un professionista. Questa è la mia storia, cominciamo.
Sono sempre stata di corporatura robusta, con i fianchi larghi e le ossa grandi. No, non le ossa pesanti, solo grandi. E ho fatto la mia prima dieta a 14 anni. Avevo letto su una di quelle riviste, non so “Cioè”, che la carne fa male, decisamente in anticipo sui tempi devo dire, e avevo stabilito che da quel momento in poi, per dimagrire avevo mangiato solo pasta, verdura, qualche mozzarella e qualche yogurt. Stendiamo un velo pietoso sulle mie competenze in ambito di nutrizione dell'epoca. Quell'estate ero andata in vacanza in campeggio dalle parti di Chioggia, e mi ero impegnata seriamente a fare qualche corsetta quotidiana di circa… dieci minuti. Quello che riuscivo a fare. Visto che quel tentativo autogestito non ha prodotto nessun risultato, come era prevedibile, mi sono fatta consigliare da una mia compagna di classe, robustella come me, che in quel periodo era un po' dimagrita. E questa qui a un certo punto mi dice, tu vai dal dietologo, lui ti dà la dieta, tu la fai, ti dà grandissime soddisfazioni, poi vai alla visita di controllo e lui ti fa i complimenti. Ed è così che a 18 anni ho avuto la mia iniziazione alla vita della donna adulta, la prima visita dal dietologo. Il quale, con una bella panza da tipico cinquantenne onnivoro e sedentario, per spiegarmi come seguire la dieta, mi fa notare che con solo una fettina di formaggio al giorno in più, in un anno si possono mettere su anche 7 chili. Considerando l'addome che aveva, evidentemente di fettine di formaggio doveva mangiarne parecchie, ho pensato io. Quel dietologo, per il mio sovrappeso di circa 6 chili, mi ha prescritto una dieta ipocalorica da circa milleduecento calorie. Allora, io in quel periodo ero un’adolescente, spero che ad oggi non verrebbe più in mente nessuno di fare una cosa del genere. E poi ha accompagnato la dieta con tutta una serie di ricettine davvero deprimenti e le indicazioni di non mangiare più di un gelato al mese. Io ne mangiavo uno al giorno. Insomma, mia madre mette subito le mani avanti e mi dice che mi sarei dovuta cucinare io i pasti perché lei non poteva, giustamente, preparare pasti diversi da quelli del resto della famiglia. E allora ho tenuto duro per circa un mese, che è già tanto considerate le mie abilità culinarie. Vado al primo controllo e il dottore mi dice “Complimenti, ha perso 2 chili”. E poi… ho smesso. Che io sappia anche la mia compagna di classe. Al diavolo dietologo panzuto intraprendo felice la mia strada ormai spianata per la sindrome dello yo-yo.
Che cosa spinge una ragazzina a mettersi a dieta? Senza nessuna cognizione di causa e senza nessuna indicazione di buonsenso a portata di mano. Beh, io volevo essere come le mie compagne di classe, che erano tutte magroline, esiline, a differenza di me che ero alta almeno un metro e settanta, pesavo sessantacinque chili più o meno. Tutto è cominciato lì ed è davvero ironico perché oggi sto pagando molto caro per il desiderio, ma soprattutto la necessità di tornarci, a sessantacinque chili. Ve l'ho detto che il farmaco che prendo costa duecentosettantasette euro al mese? E non è neanche il prezzo pieno, c'è un generoso sconto del venti per cento. Con il senno di poi quello che avrei dovuto fare sarebbe stato cominciare a fare sport o perlomeno non saltare la lezione di educazione fisica per studiare filosofia come facevo regolarmente. Quanto sarebbe stata diversa la mia vita se invece di mettermi a dieta avessi cominciato seriamente a frequentare una palestra. C'era il mio professore di ginnastica che ci diceva sempre “Eh, voi ve ne state lì, con la giustifica, e poi tra dieci anni venite in palestra da me e mi date i dollaroni perché vi è cresciuto il culo.” Ecco, diceva esattamente così.
Va bene che correvano gli anni novanta e sicuramente non c'erano le conoscenze che ci sono oggi, ma perché quel dietologo, invece di darmi l'unico consiglio sensato adatto alla mia età, cioè fai movimento e mangia verdura, mi ha dato una dieta così restrittiva, eliminando tutti i cibi che mi piacevano? L'unica cosa che mi viene da dire è che c'era evidentemente una mentalità punitiva. Adesso devi stare a dieta e non mangiare mai più nessuno dei cibi che ti piacciono. Cioè devi espiare, hai una bella colpa sulle spalle, eccoti la punizione. La dieta.
Forse anche voi come me vi starete chiedendo perché dopo più di trent’anni sono ancora qui che parlo di questo. Credo che in fondo per più di trent’anni non sia cambiato davvero nulla nel mondo delle diete o forse dovrei dire nell'industria delle diete. Se non in peggio, a parte vabbè, il nome della dieta del momento. Riflettiamoci un attimo, lasciando da parte la dieta del minestrone e quella dell'ananas. Pensiamo ai protocolli dietetici con un minimo di serietà. Questi protocolli richiedono molto tempo per essere sviluppati, a volte anni di studi e di ricerche e sono anche abbastanza costosi. E poi all'improvviso non si capisce bene per quale motivo un certo protocollo diventa di moda. Tutti ne parlano, tutti lo seguono e diventa la risposta definitiva al problema del peso. Almeno per un po'. Così nel millenovecentonovantacinque era la dieta Atkins, nel duemila la dieta Zona, ve lo ricordate Barry Sears? Nel duemiladieci la Dukan, nel duemilaquindici la Paleo e tutti a mangiare carne cruda e bacche di goji? Nel duemilaventi esplode la chetogenica e vai di avocado, per arrivare negli ultimi tre o quattro anni al digiuno intermittente, con le sue promesse di longevità garantite dall'autofagia. Ma se ognuna di queste è la risposta definitiva, perché ogni cinque o sei anni ne arriva un'altra? Perché le diete non funzionano, ormai lo sappiamo tutti. Circa il settantacinque per cento dei trattamenti dimagranti non raggiungono l'obiettivo e il novantacinque percento delle persone che dimagriscono riprende peso entro uno o due anni, spesso con gli interessi. Ma oggi qualcosa che funziona c'è. Dopo più di cinquant’anni di ricerca farmacologica sulla perdita di peso, finalmente sono arrivati gli antagonisti del GLPuno e ci troviamo di fronte ad una vera e propria rivoluzione terapeutica che non potrà non modificare profondamente la società, tanto quanto, e sicuramente di più, di quello che ha fatto la diet culture in tutti questi anni. Anzi sapete cosa vi dico? La prima volta che ne ho parlato con un endocrinologo, lui mi ha detto, testualmente: “Se vuole dimagrire lei ha solo due possibilità, o vince alla lotteria uno dei cinque biglietti su cento di chi riesce a dimagrire senza riprendere il peso perso, oppure, prende i farmaci.” Lapidario eh?
A questo punto mi preme sottolineare che i miei contenuti non sono assolutamente sponsorizzati, nessuno mi paga e io non sono qui per pubblicizzare questi farmaci, né voglio indurvi in alcun modo a prenderli. Questi farmaci, come tutti i farmaci del resto, devono essere prescritti da un medico, vanno comprati in farmacia con la ricetta e possono essere pericolosi se utilizzati impropriamente. Lo scopo di questo podcast è di condividere la mia esperienza personale e le mie riflessioni sulla cultura malata e sull'ambiente obesogeno che ci hanno condotti fino a qui. Sgomberato il campo da ogni ambiguità, voglio solo aggiungere che questi farmaci non sono affatto l'unica soluzione al problema del peso, ma sono complementari a tutte le altre cose che bisogna fare per essere sani, cioè curare il proprio stile di vita, fare attività fisica, coltivare la mindful eating. Di tutti questi aspetti parleremo con calma più avanti.
Adesso stiamo parlando dei farmaci, sono Ozempic, Wegovy, Mounjiaro, Zepbound, si possono dire i nomi? Comunque, credetemi, ne arriveranno tanti altri. Per chi è nuovo dell'argomento, ecco cos'è successo. Nel duemiladiciassette, l'FDA, l'agenzia del farmaco americana, approva Ozempic, un medicinale a base di semaglutide prodotto da Novo Nordisk, un'azienda danese, che era inizialmente destinato al trattamento del diabete di tipo due. Dopo la messa in commercio, sia i medici sia i pazienti si accorgono che non solo Ozempic funziona, ma che fa anche perdere peso, e molto velocemente. Tutti corrono a comprare il farmaco, inizialmente le star di Hollywood, e poi la gente comune. In moltissimi cominciano ad acquistarlo per un uso off-label, cioè per un uso diverso da quello per cui il farmaco era stato inizialmente pensato. E presto le scorte si esauriscono. Un tale successo non era previsto. E succede che i diabetici non trovano più nelle farmacie i farmaci per le loro cure. E quindi scoppia la polemica. Tutti gridano allo scandalo. Si tolgono i farmaci a chi ne ha veramente bisogno solo per dimagrire? Come se l'obesità non fosse una malattia! E così in Italia inizia a circolare la notizia e Ozempic si avvolge di una brutta reputazione. Presto però, la Novo Nordisk provvede a lanciare un nuovo farmaco, Wegovy, espressamente destinato all'obesità e alla perdita di peso, e le scorte nelle farmacie vengono ripristinate. Ora il farmaco è disponibile per tutti. Sì, tutti quelli che se lo possono permettere. Ma anche di questo parleremo più avanti.
Per ora concentriamoci sui risultati. Nel triennio duemilaventidue-duemilaventicinque, negli Stati Uniti il numero degli adulti obesi è passato dal quaranta al trentasette per cento. Ora, non è provato che sia a causa di questi farmaci, ma a me non sembra un caso. E a voi? Nel frattempo Wegovy non è rimasto solo. Sono arrivati altri potenti farmaci sul mercato come Mounjaro, quello che prendo io, prodotto da Eli Lilly, un'altra enorme multinazionale del farmaco. Anzi, a dire la verità, Mounjaro sarebbe per il diabete. La versione per l'obesità sarebbe Zepbound, ma in Italia ancora non c'è. Comunque, Mounjaro rispetto a Wegovy promette una perdita di peso pari a più del venti per cento del peso iniziale, ma con meno effetti collaterali. Ad esempio, se una persona pesa cento chili, prendendo Wegovy può perdere in un anno fino a sedici chili, in media eh, mentre con l'uso di Mounjaro può perderne più di venti. Wegovy è a base di semaglutide, Mounjaro invece è a base di tirzepatide, che contiene, oltre all'ormone GLPuno, anche l'ormone GIP. Semplificando moltissimo, il GIP modula l'effetto del GLPuno, rende la risposta del corpo più graduale, aiuta il cervello e lo stomaco ad accettare meglio il farmaco, ed è per questo che dà meno effetti collaterali. Comunque prossimamente dedicheremo una puntata ad una spiegazione rigorosa sul funzionamento di questi farmaci e soprattutto sugli effetti collaterali, ma non solo, anche sui rischi, perché questi farmaci, come tutti i farmaci, comportano anche dei rischi abbastanza seri. E faremo tutto questo con una endocrinologa esperta di obesità, la dottoressa Nadia Bonelli, membro della Commissione Nazionale dell'Obesità.
Per adesso, però, vorrei dedicare la nostra attenzione a un'altra questione importante. A chi possono essere prescritti questi farmaci? Beh, le linee guida indicano questi farmaci per curare l'obesità, ovvero nel caso in cui una persona abbia un BMI, cioè l'indice di massa corporea, superiore a trenta, oppure in caso di forte sovrappeso, quindi BMI superiore a ventisette, ma solo se in presenza di almeno un'altra complicanza correlata al peso, come glicemia alta, ipertensione, dislipidemia, cioè, in pratica, colesterolo alto, trigliceridi alti, eccetera, ma anche apnee notturne, steatosi epatica, insomma, diverse condizioni. A meno di non essere molto muscolosi o particolarmente piccolini, avere un BMI superiore a ventisette vuol dire avere almeno una decina di chili di sovrappeso rispetto al range considerato salutare per la propria altezza. Quindi questi farmaci non servono per prepararsi alla prova costume o per perdere semplicemente una taglia? No, per il momento non sono indicati perché i rischi di effetti avversi sono considerati maggiori dei possibili benefici. Però, per come stanno andando le cose, in un futuro non troppo lontano ci saranno più farmaci con formulazioni più leggere per chi vuole perdere solo qualche chilo. Infatti già oggi sono disponibili anche nuove versioni di questi farmaci in pastiglia, anche se sembrano un po' meno efficaci rispetto a quelli che prevedono un'iniezione. E a proposito di iniezioni, per perdere quattro o cinque chili, per avere i jeans un pochino più comodi, sareste disposti a farvi una puntura una volta alla settimana o a prendere una pastiglia per tutta la vita? E a sopportare gli effetti collaterali che all’inizio non sono per niente piacevoli e che vanno aumentando con l'aumentare del dosaggio? Ma soprattutto, sareste disposti a correre il rischio che vi venga, che ne so, una pancreatite? E infine, li spendereste due o trecento euro al mese, quando va bene? Tutti questi sono risvolti negativi di farmaci che sembrano troppo belli per essere veri. Perché sì, questi farmaci rappresentano un punto di svolta nel favoloso mondo delle diete, ma non è tutto oro quel che luccica. Se ci pensate, prima l’industria alimentare ci rimpinza come tacchini, spingendoci a mangiare cibi sempre più buoni e irresistibili, e poi l’industria farmaceutica ci dà la pozione magica per tornare ad essere come questa società ci vuole cioè magri, sempre più magri.
Per oggi ci fermiamo qui, senza tirare conclusioni, c'è ancora molto da dire. Grazie per avermi seguita, questo è A Mente Ferma, io sono Flavia Stella e vi aspetto alla prossima puntata.