Nella scorsa puntata di Volevo essere magra abbiamo parlato degli effetti collaterali che sto sperimentando con Mungiaro, della dieta media americana e dei quattro fenotipi dell'obesità. Nelle prossime puntate ti parlerò anche di qualche strategia con cui gestire il tuo fenotipo. Non strategie mediche, né diete, né consigli di attività fisica, ma strategie pratiche, come farei io per ciascun fenotipo.
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Oggi invece voglio rispondere con voi a queste domande. Perché ingrassiamo? Perché abbiamo così tanta fame anche se siamo già grassi? È una cosa che io non riesco a capire, cioè io di ciccia ne ho perché ho fame? Dovrei essere sempre in modalità autoconsumante, no? Non si capisce. Per farlo potrei raccontarti di tutti i libri che ho letto sulle diete.
Ecco, dovrei veramente farteli vedere. L'altro giorno li ho contati, occupano due interi scaffali della mia libreria, sono 47. Nel corso della vita ho comprato 47 libri che parlano di diete, facciamo a un prezzo medio di 15 euro l'uno, più di 700 euro, e non ho contato quelli che ho sul Kindle. Non ci voglio nemmeno pensare, a dirti la verità. Li ho letti dal primo all'ultimo, magari un giorno farò una classifica di quelli che ho trovato più utili e quelli per cui invece rivorrei indietro i soldi. Purtroppo ce ne sono diversi di questa seconda categoria.
Se ne ho comprati così tanti, è perché in tutti questi libri non ho mai trovato le risposte alle mie domande, ma comunque qualcosa di valido l'ho trovato. Questi libri li ho collezionati negli anni un po' come un hobby, credendo veramente che al loro interno avrei trovato delle risposte e che con la dieta giusta finalmente sarei riuscita a dimagrire e a diventare quella che avrei sempre voluto essere. Invece non è andata esattamente così, è forse stato pure un bene. Ne parliamo dopo la sigla.
Ti sei mai chiesta perché il mondo ci vuole magre mentre ci riempie di tentazioni? Benvenuti in A Mente Ferma, il podcast su corpo, peso e società. Io sono Flavia Stella e in questa prima stagione, Volevo Essere Magra, ti racconto la mia rivoluzione liberatoria. Tra farmaci per dimagrire, ossessione per le diete, e un mondo che ci rende obesi ma ci vuole sempre più magri. Attenzione, io non sono un medico. Per la tua salute consulta un professionista. Questa è la mia storia. Cominciamo!
Ora voglio raccontarvi una storia, ma vi anticipo già che non c'è lieto fine. Da piccola spesso i miei mi affidavano alle cure di una vicina di casa, la signora Giulia. Di mestiere faceva la sarta, ma la sua vita era la cucina e non ricordo di aver mai mangiato un minestrone o dei funghi fritti più buoni dei suoi. Ed era anche una persona enormemente generosa perché preparava sempre sempre cibo in quantità e poi lo distribuiva alle famiglie del palazzo. Un giorno, mentre stavo facendo i compiti con una mia compagna di classe, Simona, che era veramente un tipino pestifero, arriva Giulia a scambiare due parole con mia madre. Non appena Simona la vede, comincia a ridere sguaiatamente e dà sfogo a tutta la sua cattiveria e mi dice, nascondendo la bocca con la mano: «Ma quella è incinta di quattro bambini?». Quella frase perfida, ma soprattutto la sua risata, mi hanno ferita tantissimo perché io alla Giulia volevo bene e i suoi 130 kg neanche li vedevo. Se non quando mi stritolava nel suo abbraccio, allora forse sì, un pochettino mi sentivo soffocare da tutta quella carne. Aveva le braccia veramente grosse. Io qualche volta passavo il pomeriggio da Giulia, forse i miei erano andati a fare qualche commissione oppure l'avevo chiesto io, perché da lei c'erano sempre molte cose da imparare, ad esempio come attaccare i bottoni, oppure come segnare una misura sulla stoffa con un gesso da sarta, avete presente quelli piatti e triangolari, non so se li avete mai visti. Chiacchierando, lei mi parlava dell'ultima dieta che stava facendo, mentre un certo profumino sprigionava dai fornelli e io la guardavo ad occhi sgranati senza capire bene a cosa si riferisse, perché avevo sentito i discorsi dei grandi e le chiedevo: diventerai come mia mamma con la dieta? E lei mi rispondeva sconsolata, come tua mamma è un sogno.
Quella parola dieta rimandava a una sorta di incantesimo e mia mamma all'epoca era una donna sui 40 con il sovrappeso di tre gravidanze e all'epoca non c'era questa cosa che ti dicono di non prendere chili durante la gravidanza, anzi ti dicevano mangia per due, quindi lei insomma era un po' appesantita. E quindi si lamentava sempre di non essere magra, quindi sta dieta a me sembrava una fregatura comunque. La Giulia morì poco più che cinquantenne a causa di un ictus o un'embolia e mia madre non me l'ha fatta andare a trovare in ospedale in quei pochi giorni che le sono rimasti tra il momento dell'ictus e il momento della sua morte. Mi aveva soltanto raccontato che la Giulia stava seduta sul letto, muoveva le gambe un pochino e la lingua le pendeva giù dalla bocca e era tutta blu o tutta viola. Penso spesso in questo periodo che se all'epoca ci fossero stati questi farmaci che io adesso prendo, lei avrebbe potuto realizzare il suo sogno di diventare come mia mamma o perlomeno avrebbe potuto non morire così giovane e così ingiustamente. Ho trovato qualche parziale risposta alle mie domande sulle cause dell'obesità nel libro Il codice del dimangrimento del dottor Jason Fung. Non so se si pronunci così perché sembra un nome orientale però è americano. Comunque questo libro, che in inglese in realtà si chiama The Obesity Code, propone un protocollo di digiuno intermittente ma non è per questo che ve ne parlo, perché quello che ho trovato interessante che voglio condividere con voi è un concetto. L'obesità è un fenomeno multifattoriale. E vabbè grazie lo sappiamo, lo dicono tutti. Un attimo. Prima però voglio fare una premessa. Quando io uso la parola obesità in realtà mi riferisco in modo più generico all'accumulo di grasso. Chiaramente l'accumulo nel tempo che poi sfoccia nell'obesità. Per cui anche a chi è semplicemente un po' in sovrappeso. Bene, il dottor Fung scrive che l'obesità è un disturbo ormonale della regolazione del grasso, perché in assenza di questo disturbo il corpo è in grado di regolare da solo gli stimoli di fame e sazietà facendo in modo di restare in forma, a prescindere da quanto mangi. Nel senso che tramite la leptina, l'ormone della sazietà e la grelina, l'ormone della fame ti manda i segnali per dirti quando fermarti o quando mangiare. Ad esempio succede che se sei sano, questo meccanismo funziona, e mangi troppo per qualche motivo, un periodo in cui mangi di più, ti ritrovi con tanta energia a disposizione e automaticamente ti muovi di più, cioè ti senti pieno di energia e ti viene voglia di muoverti di più e la tua fame diminuisce. Ti sazi prima e bruci l'energia in eccesso che hai incamerato e quindi resti magro. Questo succede esattamente come quando mangi troppo poco e la tua fame aumenta e ti viene da mangiare di più, così come la tua attrazione verso il divano e le serie tv e quindi alla fine di tutto questo, resti come eri. Magari ingrassi un pochino ma subito dimagrisci oppure al contrario all'inizio dimagrisci ma poi il meccanismo regola i tuoi ormoni e tu torni come prima. Quando insorge l'obesità è evidente che questo meccanismo fisiologico di autoregolazione si è inceppato e quindi spiega a fungo l'obesità dipende da più fattori concomitanti e il loro denominatore comune è uno squilibrio ormonale. Poi per ciascuno c'è una causa scatenante diversa, per alcuni può essere ad esempio l'abuso di zuccheri e carboidrati raffinati, il cui campanello d'allarme spesso non è come si potrebbe pensare la glicemia alta, ma il colesterolo alto. Cioè si pensa che se hai il colesterolo alto è perché mangi troppi salumi, troppe uova, troppo formaggio.
No, in realtà probabilmente é perché mangi troppi dolci, quindi troppo zucchero e grasso insieme. Non sempre così è, comunque in alcuni casi. Per altri invece può essere l'insulino resistenza. L'insulino resistenza è una condizione in cui le cellule del corpo, soprattutto muscoli, fegato e grasso, non rispondono bene all'insulina, l'ormone che fa entrare lo zucchero, il glucosio, dal sangue alle cellule per dargli energia. Di conseguenza il glucosio resta alto nel sangue e il pancreas produce più insulina per compensare. E questo crea tutta una serie di problemi. Per altre persone ancora, invece il fattore principale scatenante, che porta poi all'obesità nel tempo, potrebbe essere il cortisolo. Il cortisolo è un ormone steroideo prodotto dalle ghiandole surrenali. È noto come l'ormone dello stress. Anche di questo sicuramente avete sentito parlare. Il cortisolo regola, tra le altre cose, anche il sonno. E il sonno impatta moltissimo sulla fame che abbiamo e di conseguenza su quanto mangiamo. Ad esempio se io una notte dormo poco, poi mi accorgo subito di avere più fame del solito e di desiderare più dolci. I dolci in particolare perché sono pieni di energia. Ne sento il bisogno per ricaricarmi perché ho dormito poco. Quindi se non dormo mangio e se mangio ingrasso. E cosa succede se tu magari hai anche un'inclinazione per i cibi dolci, uno sweet tooth come dicono gli inglesi, e poi dormi poco e poi sei geneticamente predisposto? Succede che piano piano ingrassi e poi diventi obeso. C'è un altro fattore da inserire nell'equazione. Il movimento. O meglio, l'assenza del movimento. Su questo argomento la testimonianza più interessante che ho trovato è quella di Alessandra Lecca, una dietista, in un video pubblicato su YouTube ormai qualche anno fa. Alessandra Lecca, secondo me, che è anche conosciuta come Superaletta, ha girato i più bei video sulla dieta flessibile che io abbia mai visto. Se vi interessa vi consiglio di seguire il suo canale, che appunto si chiama Superaletta, su cui però purtroppo non pubblica più da un sacco di anni. E inoltre ha anche raccontato la propria storia di ex obesa nel bellissimo libro di Elena Bozzola, che si chiama Smettere di mangiare troppo. E anche di questo libro vi consiglio la lettura. Dicevo, Alessandra ha fatto un video che si chiama “Pigrizia. Cos'è veramente e come vincerla?” Già dice tutto questo titolo. E beh, spiega che le persone grasse non sono più pigre delle altre, ma semplicemente hanno meno energia. E perché hanno meno energia? Perché non riescono ad utilizzare bene i nutrienti che traggono dall'alimentazione. E questo, secondo me, è quello che mi è sempre successo nella vita. Infatti, nelle persone in sovrappeso o obese, questi nutrienti vengono in gran parte sequestrati dal tessuto adiposo e non sono più disponibili per i muscoli, per il sistema nervoso, eccetera. Per questo, le persone grasse si muovono sempre di meno, perché hanno poca energia. Cioè, il loro adipe, arriva al cibo, lo sequestrano, e i muscoli rimangono a corto, come voi se aveste una macchina senza benzina. E quindi si instaura un circolo vizioso che ti conduce dritto dritto all'obesità, perché meno ti muovi e meno riesci a sfruttare quello che mangi per muoverti. E immagazzini tutto. E andando avanti hai sempre meno energia e meno desideri muoverti. Ne abbiamo parlato anche nell'intervista all'endocrinologa Nadia Bonelli. Ti consiglio di andare a recuperarla se te la sei persa. Chiariamo però un punto. Non è che l'attività fisica serva a dimagrire o a restare in forma, perché ci fa bruciare tante calorie. In realtà, a meno di non essere atleti professionisti, il consumo calorico dello sport che una persona normale può praticare nel tempo libero è relativamente basso. Parliamo di 300-600 calorie l'ora in media. E se siamo già molto bravi e facciamo tre ore alla settimana, consumiamo tra le 900 e le 1800 calorie. Per carità, meglio che star seduti sul divano. Ma l'utilità dell'attività fisica per bruciare calorie, come vedete, è bassina. E questo lo spiega benissimo Andrea Biasci, che io considero il mio maestro in questi temi. E lo spiega nel libro che si chiama Project Nutrition, oltre che sul seguitissimo canale YouTube di Project Invictus. Io seguo questo canale da più di dieci anni ed è grazie a lui che mi sono appassionata di bodybuilding e ho cominciato seriamente a lavorare sulla mia massa magra. Bisognerebbe fare davvero un cambiamento di mentalità e concentrarsi sul costruire muscolo invece che sul perdere grasso. Sono entrambe le due cose difficili, però paradossalmente noi ci mettiamo molto più volentieri a dieta che a sollevare pesi. Ma se ci pensate è assurdo, perché mettersi a dieta ci dà un vero e proprio danno metabolico. Ci smonta i nostri muscoli e oltretutto ci peggiora l'umore, ci rende la vita difficile. Insomma, mettersi a dieta è proprio la scelta sbagliata dal mio punto di vista. A parte in particolari contesti, con tutti i distinguo del caso. Comunque, tornando a che cosa serve l'attività fisica. Allora, se non bruciamo tante calorie, a cosa ci serve fare muscoli? Quando noi facciamo sport, e in particolare quando usiamo i muscoli, quando li usiamo sul serio, ad esempio sollevando un bel bilanciere carico, non i pesetti da due chili, non le cavigliere, no no, proprio un bilanciere, le cellule dei nostri muscoli mandano un messaggio potentissimo al nostro metabolismo. Stiamo lavorando, siamo affamate, dacci energia! Ed è così che i nutrienti che noi introduciamo con l'alimentazione vengono dirottati verso le cellule dei muscoli e non verso quelle del grasso. Per questo muoversi è così importante, perché ci aiuta a disinnescare quel meccanismo perverso per cui, se siamo grassi, non abbiamo energia per muoverci, e se non ci muoviamo, ingrassiamo sempre di più. Quando mi sono imbattuta nel Project, ho cominciato a capire che la strada per raggiungere la forma fisica, tanto agognata, era diversa da quella che avevo sempre percorso, fatta di diete, privazioni, cardio e yoga. Sì, paradossalmente per tanti anni ho fatto yoga pensando che mi avrebbe fatto dimagrire, e forse un po' ha anche funzionato, ma non nel modo che avrei voluto. Se avete ascoltato gli episodi precedenti, sapete che quando sono tornata dall'America, in un paio di mesi sono velocemente tornata a un peso normale, abbastanza normale. Però la storia del mio saliscendi non era ancora finita, non poteva esserlo, dato che a 73 kg mi ritenevo ancora troppo grassa per i miei 170 cm di altezza. E tra l'altro ho più o meno il peso che ho adesso, adesso sono sui 72. Della aerobica in palestra mi ero stufata in fretta, volevo fare un'attività fisica che non facesse sudare, perché all'epoca avevo i capelli lunghissimi, ricci, ingestibili. E quindi è stato con quell'idea in mente, cioè fare movimento ma senza sudare, che mi sono avvicinata allo yoga. Ah, e c'era anche un altro motivo. La mia amica mi aveva parlato di un maestro di yoga bello, simpatico, dal fisico scolpito. Diciamo che era una buona motivazione. E quindi inizio a fare yoga. Prima una volta alla settimana, poi piano piano due. E a un certo punto lo stile meditativo di questo maestro iper scolpito comincia un po' ad annoiarmi, e cerco qualcosa di più intenso. E quindi leggo il libro di Geeta Iyengar, Lo Yoga per la Donna, e lì mi innamoro. Mi innamoro letteralmente del metodo Iyengar, che è un metodo inventato da suo padre, Bellur Krishnamachar Sundararaja Iyengar, per gli amici, BKS Iyengar. Questi straordinari insegnanti, BKS e Geeta, hanno codificato la pratica dello yoga in modo tale da renderla accessibile a tutti, mediante l'uso di vari attrezzi che trovate ormai in qualsiasi corso di yoga. Avete presente i mattoni, le cinture, i cuscini, il bolster, tutta quella roba lì, il tappetino? Li hanno inventati loro. Insomma, io in quel momento cerco per tutta Torino una scuola dove insegnino questo metodo un po' militaresco, molto fisico e poco meditativo. Lo trovo, questa scuola sta nel quartiere più figo della città, quello dei locali, degli spacciatori, e in particolare è vicino a un cinema porno, che fa molto ridere perché è una scuola tutta spirituale, eccetera. L' Iyengar Yoga è uno stile molto impegnativo fisicamente, che fa sudare, e il Pilates gli assomiglia molto. Beh, mi appassiono così tanto che comincio a praticare tutti i giorni, e poi mi viene quasi automatico iscrivermi al corso per diventare insegnante. Ma c'è un ma, l'insegnante del corso non mi ritiene pronta, e mi dice, senza mezzi termini, che forse il mio corpo non è abbastanza in forma per affrontare un percorso del genere. La mia lettura di questa sua titubanza è: sei troppo grassa. Lei non credo proprio che volesse dire quello, ma io l'ho vissuto così. Mi vengono mille patemi d'animo, e penso di abbandonare il mio progetto, autoconvincendomi di non essere all'altezza. Credevo proprio che sarebbe stata troppo dura per me. Non è che avessi tutti torti, perché poi si è rivelato molto, ma molto, faticoso. Comunque, ci tenevo tantissimo, e quindi, nonostante le premesse, non mi sono fatta scoraggiare, e vengo ammessa al corso, e comincio con entusiasmo. Pratico almeno un paio d'ore al giorno prima di andare al lavoro, e quindi significa che mi alzo alle 5, pratico fino alle 7, e poi vado in ufficio, e in più seguo due o tre lezioni a settimana come allieva, e dopo pochissimo tempo comincio anche a insegnare. E raggiungo così una forma fisica mai conosciuta prima, quasi senza neanche rendermene conto. Peso sempre più di 70 kg, però sono elastica, tonica, e in grado di reggere anche 6 ore di pratica di fila. Voi penserete, 6 ore di yoga, puoi capire! No, vi assicuro che il metodo Iyengar, 6 ore le senti, le senti tanto. Comunque, non basta. L'insegnante mi ripete che devo cambiare, e per cambiare io capisco sempre: dimagrire, e mi dice che devo arrivare a praticare 3 ore al giorno per modellare il corpo e renderlo veramente yogico. Il tormento che devo affrontare più spesso sono gli equilibri sulle mani, ad esempio la verticale. Per imparare a fare la verticale contro il muro mi ci è voluto quasi un anno, e riuscivo comunque ad andare su solo facendo un salto, che è insomma un metodo poco elegante. Comunque, ci ho sofferto tantissimo, e il motivo della mia sofferenza è che io pensavo: non riesco a fare la verticale perché sono grassa, perché peso troppo. In realtà era solo questione di rafforzare la muscolatura del dorso e delle spalle, e magari vincere qualche paura psicologica. E quindi a quel punto ho scritto ad Andrea Biasci, quello del project, e gli ho parlato della Iyengar Yoga e di quanto secondo me fosse la disciplina ideale per restare in forma. E lui mi ha risposto che no, lo yoga può far molto bene per tanti aspetti, mobilità, elasticità, calma mentale, gestione dello stress, ma per costruire i muscoli il massimo resta sempre e comunque la ghisa. E mi ci sono voluti tanti altri anni per arrivare finalmente ad entrare in palestra a sollevare il primo bilanciere. Ma questa è un'altra storia, e ve la racconterò la prossima volta. Il prossimo episodio invece sarà l'intervista alla dottoressa Refosco, che vi avevo già annunciato qualche puntata fa, e spero che la ascoltiate, molto interessante, anche quella vi riserverà delle sorprese. Per oggi ci fermiamo qui, senza trarre conclusioni, c'è ancora molto da dire. Se vi è piaciuto questo episodio, fatelo sentire ad un'altra persona, e magari lasciatemi un commento, così mi aiutate a far continuare il podcast. Questo è A Mente Ferma, io sono Flavia Stella, e vi aspetto alla prossima puntata.