Sono ormai passati 4 mesi da quando ho cominciato ad assumere Mounjaro. Durante il primo mese ero tremendamente in ansia per i rischi legati all'uso di questi farmaci. Ne abbiamo parlato diffusamente nell'intervista alla dottoressa Bonelli nel terzo episodio. Se te lo sei perso, ti consiglio di andare a recuperarlo. Avevo così paura che mi succedesse qualcosa di tremendo che sono andata dal mio oculista di fiducia e mi sono fatta fare un costosissimo esame della vista per verificare se fossi a rischio di neuropatia ottica ischemica, cioè un'ischemia del nervo ottico, una roba che nemmeno sapevo che esistesse prima che uscissero i video su questo argomento. Beh, comunque, non è un effetto collaterale ma è un rischio di evento avverso ed è veramente raro, infatti lui mi era assicurata e mi ha detto che quel genere di evento è rarissimo e la mia retina e il mio nervo ottico godono di perfetta salute. Però intanto che c'ero insomma mi sono fatta un controllino.
Devo dire che l'aver cominciato questo farmaco non va molto d'accordo con la mia ipocondria galoppante e quando intercetto articoli di giornale che ne parlano, ogni volta si tratta di persone che o sono finite in ospedale per averne fatto un uso improprio, oppure hanno comprato su internet dei farmaci contraffatti. In Italia assumere questi farmaci è ancora considerato da un lato una scorciatoia dall'altro un pericolo mortale. Non vi dico le facce delle persone a cui faccio sapere che appunto prendo questi farmaci. La prima domanda è sempre ma non ti fanno male? Beh, ovviamente no perché sono farmaci, non li prenderei se facessero male. Comunque vabbè. Ma voi vi chiedete a quali effetti avversi andate incontro quando prendete, che ne so, l'ibuprofene? Eppure il bugiardino dell'ibuprofene mi spaventa a morte, cioè andatevelo a leggere. Dopo la sigla vi racconterò quali effetti collaterali veri mi sono capitati. Ti sei mai chiesta perché il mondo ci vuole magre mentre ci riempie di tentazioni? Benvenuti in A Mente Ferma, il podcast su corpo, peso e società. Io sono Flavia Stella e in questa prima stagione, Volevo Essere Magra, ti racconto la mia rivoluzione liberatoria. Tra farmaci per dimagrire, ossessione per le diete e un mondo che ci rende obesi ma ci vuole sempre più magri. Attenzione, io non sono un medico, per la tua salute consulta un professionista e questi contenuti non sono sponsorizzati da nessuno. Questa è la mia storia, cominciamo. Gli effetti collaterali sono cambiati nel tempo. Il primo mese è stato quello più difficile. La sensazione di avere sempre lo stomaco pieno e la digestione bloccata era davvero spiacevole. Poi piano piano quella sensazione è sparita, anche perché ho imparato a smettere di mangiare al primissimo segnale di sazietà. Il secondo mese è cominciata una forma impegnativa di costipazione che ho più o meno gestito con la metilcellulosa e le bucce di psilio, in pratica, tutte le mattine mi bevo due bicchieroni di segatura, e con il macrogol, che è molto efficace, devo dire. E poi l'altro sintomo, diciamo effetto collaterale, la stanchezza cosmica. La stanchezza è di due tipi. C'è quella del tipo “oggi vorrei tanto mettermi in mutua e non uscire di casa” che di solito mi colpisce il giorno dopo l'iniezione. E poi c'è quella del tipo, non voglio fare mai più nessun tipo di attività fisica, che mi colpisce ogni giorno, specialmente quando devo andare in palestra e che rappresenta la difficoltà maggiore. Questo secondo tipo di stanchezza credo derivi dal fatto che ho perso più di 10 kg in relativamente pochi mesi e quindi il mio corpo sta cercando di risparmiare le energie. Ma penso c'entri anche il fatto che in certi giorni mangio davvero troppo poco e quindi oggettivamente non ho carburante da spendere in lunghe camminate o in palestra. Adesso va un po' meglio, riesco a mangiare un po' di più. Chiaramente con il tempo le cose cambiano, ci si abitua. L'andamento della fame e dell'energia sono molto regolari. Mi faccio l'iniezione il martedì mattina e già all'ora di cena la fame è completamente sparita. Il giorno successivo sono stanchissima della fame e neanche l'ombra.
Dal giovedì l'energia comincia a tornare, ma l'appetito no. Ricomincio ad avere un po' fame il lunedì, che è la giornata in cui mangio di più e cerco di fare un po' di scorta, e poi arriva il martedì e si ricomincia. Abituarmi a questo andamento non è stato facilissimo, soprattutto perché io cerco di allenarmi almeno tre volte alla settimana per proteggere i miei già scarsi muscoletti. Il lunedì e il venerdì mi sono programmata agli allenamenti più impegnativi e il mercoledì praticamente faccio solo esercizi di mobilità e poco altro. Un aspetto di questo farmaco che io trovo straordinario è che ti costringe ad imparare ad ascoltarti. Ora, io sono sempre stata una che si saziava molto velocemente, anche perché in genere mangio molto piano e mi gusto il cibo, e quindi la sazietà arrivava in fretta. Però era una sazietà fasulla perché dopo due ore avevo fame. Invece adesso con il farmaco mi sazio sempre abbastanza velocemente, ma le volte in cui ho provato a mangiare di più poi sono stata malissimo. La sazietà che mi induce il farmaco è reale e non mi torna la fame per dopo due ore, anzi a volte non mi torna fino al giorno dopo. E questo mi fa pensare che dei quattro fenotipi dell'obesità il mio sia quello della digestione super veloce. Li conoscete i fenotipi dell'obesità? Ve ne parlerò a fine puntata, adesso ho un'altra chicca per voi. Come vi ho raccontato nel secondo episodio, con le pastiglie dell'africano sono finalmente dimagrita. Apparentemente ho archiviato quei due mesi di dieta di yogurt e aria senza troppi danni, ma a quel punto ho deciso di andare negli Stati Uniti a fare la ragazza la pari. Sono partita verso la fine dell'agosto dei miei vent'anni, piena di belle speranze e inconsciente come solo a quell'età si può essere, infatti non parlavo una parola d'inglese. Nei primi giorni a New York vado a prendermi un gelato con un'altra ragazza la pari italiana e lei ordina per me un cono piccolo. La commessa prepara, credo, mezzo chilo di gelato su un cono enorme di fronte al quale io esclamo OH MAMMA MIA! La commessa scoppia a ridere e mi fa il verso OH MAMMA MIA! Negli Stati Uniti tutto assume dimensioni ciclopiche e ovviamente pure io. In due mesi passo dai 58 chili anfetaminici agli 84 a stelle e strisce e faccio anche in tempo ad andare a una riunione degli Over Eaters Anonymous. In quel periodo ho avuto anche diverse esperienze scioccanti. Una delle prime è certamente quella di vedere per la prima volta persone davvero obese, drammaticamente obese. A pranzo in uno dei ristoranti Thai della mia host mother a un tavolo vedo una coppia di obesi. Ciascuno dei due occupa due sedie, a testa. Quasi io non riesco a proferire parola. In Italia non ho mai visto nulla del genere. La seconda esperienza scioccante è stata appunto partecipare a una riunione degli Over Eaters Anonymous che praticamente sono come gli alcolisti anonimi solo che il problema non è l'alcol ma è il troppo cibo. E queste erano persone disperate, provate dalla vita, a cui ne erano successe di ogni, che cercavano di farsi forza l'un l'altro durante la riunione e poi mi portavano a fare colazione non so se la prima, la seconda o la terza in una tavola calda, colazioni pantagrueliche a base di uova strapazzate, patate, pancakes alla banana, maxi frullato e ovviamente coca cola. Ricordo quel periodo come una sorta di alienazione dal mondo normale. La mia host mother cercava di dimagrire mangiando solo tofu scondito per pranzo. Ah, ecco un'altra esperienza scioccante. Stiamo parlando di trent'anni fa, eh. A cucinare in famiglia era il marito e lui preparava del tofu strepitoso. Mi rendo conto che tofu e strepitoso nella stessa frase può sembrare uno simono ma, credetemi, era buonissimo. E poi i ragazzini di casa, ai quali dovevo badare, mangiavano tutti i giorni la stessa colazione e lo stesso pranzo. Cioè un sandwich di burro d'arachidi zuccherato con la gelatina colorata. Cioè, francamente, una roba immangiabile. Per me, che sono innamorata della marmellata, poi era, cioè, era impossibile. Ah beh, sì, poi mangiavano anche una mela.
Vabbè. Probabilmente in quel periodo ho avuto la peggiore alimentazione di sempre. E mi sento ancora in colpa perché un giorno ho finito tutte le scorte di dolciumi presenti in casa, lasciando la padrona di casa in grande imbarazzo quando sono arrivati gli ospiti e lei si è trovata senza i biscottini al mirtilo da offrire. I peggiori che abbia mai mangiato, peraltro. Poi mi ricordo che per Halloween avevano preparato un'enorme insalatiera, grandissima, piena di tutte le schifezze che vi potete immaginare. Tutti, sapete, gli snack, quelli di cioccolato caramello, burro d'arachidi, qualsiasi... Le peggiori schifezze che immaginate, beh, quelle. E avevano messo sta bocciona all'ingresso, praticamente, per darle ai ragazzini, no? Solo che era talmente grande che nella serata di Halloween non era finita, anche se ne avevamo distribuiti tantissimi ed erano avanzati per giorni e giorni. E per me erano una roba terribile. Avevo nell'ingresso della casa quest'enorme boccione di schifezze che mi chiamava, Flavia, vieni a mangiare... No, per fortuna non ne ho mangiati tanti. Quelli li ho lasciati, non come i biscotti al mirtilo. Comunque, quando sono tornata in Italia, il primo commento di mio padre appena sono scesa dall'aereo è stato ti sei inspessita. Beh, probabilmente voleva essere gentile, considerato che avevo preso, boh, più di 20 chili. I miei genitori erano molto preoccupati e per mio padre è diventata una specie di priorità farmi dimagrire. Loro, che mi avevano sempre ostacolata e che a ogni mia nuova dieta mi ripetevano sei bella così, ma cosa fai la dieta, eccetera, all'improvviso insistevano che mi iscrivessi in palestra e che mangiassi verdura. E mio padre mi portava ogni giorno in palestra in macchina e mi unì a prendere una roba maglista. Comunque, in un mese perdo 10 chili solo con la palestra e la cucina emiliana della mamma. Letteralmente mi sgonfio come un palloncino che scappa di mano. E questo la dice lunga sulla dieta americana, su quella mediterranea e anche sull'avere 20 anni. Torno a quota 73 chili, con buona pace di tutti. Prima di cominciare i farmaci, quando c'era un cibo che mi piaceva tantissimo, normalmente, anche se lo mangiavo piano, gustandolo, eccetera, mi succedeva che finita la prima porzione ne volevo ancora. Con il farmaco non succede mai, di solito una porzione di qualsiasi cosa è già troppo. E una volta mangiata quella non provo più nessun desiderio. Il cibo mi piace ancora tantissimo e mangio di tutto, solo che mangio poco. Poco di tutto. E anche questo è veramente ironico, perché negli anni in cui ho sperimentato la dieta vegana, la dieta macrobiotica, quella senza carboidrati, quella senza qualunque cosa, i miei mi ripetevano che per stare bene bisogna mangiare poco di tutto. E io, dall'alto delle mie convinzioni del momento, pensavo che fossero solo molto ignoranti. E invece, eccomi a mangiare poco di tutto, con estrema gioia e grande sollievo, perché so che il farmaco mi impedisce di mangiare troppo, ma comunque mi fa mangiare abbastanza da togliermi la voglia. Non so se questo stato di grazia permanga anche con dosaggi più alti. Io ho solo due problemi. La prima è che devo cenare prestissimo, parecchio prima di andare a dormire, perché altrimenti mi viene un'acidità tremenda. E la seconda è che mi devo ricordare di andare in palestra a stomaco il quanto più vuoto possibile, anche se qualche volta mi mangio un pacchetto di pavesini per avere un po' di benzina, altrimenti non riesco a spingere. Anche se i miei avevano ragione sul mangiare poco di tutto, i miei problemi di peso sicuramente sono cominciati da piccola. I miei sono emiliani. Io sono cresciuta a mortadella e fritti nello strutto. Credo che in primo e secondo elementare i miei mi pagassero 250 ml di latte fresco per merenda tutti i giorni, tutte le mattine. Da un certo punto in poi però hanno smesso, non so perché, e io mi sono trovata senza la mia seconda porzione di latte quotidiano, perché faccio colazione con il latte e poi bevevo il latte a scuola. Che strana abitudine che c'era in quegli anni, boh. Ma c'era sempre qualche altro alluno assente e quindi io ero velocissima a chiedere alla maestra di farmi bere il latte destinato al malato. Così ho trascorso l'elementari a rimpizzarmi di latte e i suoi perfetti complementi, i biscotti. Mi piaceva così tanto che me lo faccio scaldare anche la sera prima di andare a dormire. Durante il liceo le merendine confezionate, le focaccine, pomodoro e mozzarella hanno sostituito il latte, che insomma a quel punto era un po' imbarazzante. Durante le pause tra le lezioni scolastiche, ma non nei lunghi pomeriggi dedicati allo studio. Quando tornavo da scuola, mi aspettavano 70 grammi di pasta scotta condita con un sugo confezionato, poi affettati e formaggi e zero verdura. Quindi non c'è da stupirsi se già a 15 anni sentissi il bisogno di fare una dieta, visto che a differenza delle mie compagne che erano tutte abbastanza smilse, io già avevo 5-6 kg da perdere. E credo quindi che il problema numero uno del mio rapporto col cibo siano state, almeno fino a una decina di anni fa, le abitudini alimentari che ho imparato da piccola. Colazione e pranzo poco sazianti e poco voluminosi nel momento più impegnativo della giornata e conseguente ricorso a merende ipercaloriche e zuccherine nel pomeriggio. C'è anche da dire che in casa mia la preparazione dei pasti era vista come un'incombenza da sbrigare il più in fretta possibile, perché i miei facevano i turni e noi tre fratelli non è che potevamo metterci a cucinare, per cui spesso ricorrevamo a cibi pronti. E solo la domenica mattina la mia mamma si prendeva il tempo per preparare la pasta fresca. È il mio dolce preferito, quello che chiamavamo panettone, ma in realtà era un semplice ciambellone da appucciare nel moscato e quel panettone non arrivava quasi mai alla domenica sera. Ed eccoci ai fenotipi dell'obesità di cui in Italia non avevo mai sentito parlare. Tempo fa ho visto un video su YouTube della dottoressa Emma Anders che li descrive molto bene. Praticamente ci sono quattro tipi di ciccioni. Io posso dire ciccioni perché anche io lo sono stata per diversi periodi della vita, tra una dieta e l'altra. Una volta sono andata da un medico svizzero che prometteva cure miracolose e poi ti rifilava sostanzialmente una dieta praticamente a base di sole e verdure. Questo tizio, visitandomi mentre io ero in mutanda e reggiseno, mi dice ti faccio diventare una bomba sexy, adesso non vai bene, adesso sei cicciona. Allora, il primo fenotipo è quello che ha il cervello affamato, Hungry Brain, cioè un'alterazione dell'asse intestino-cervello che rende difficile raggiungere la sazietà necessitando di più calorie degli altri per sentirsi pieni. E credo che la dottoressa Bonelli abbia citato proprio questo fenotipo nel terzo episodio. Esattamente come la resistenza all'insulina non ti fa entrare lo zucchero nelle cellule, la resistenza alla leptina impedisce al cervello di capire che sei sazio e quindi hai sempre fame e mangi più del necessario. Poi c'è il secondo tipo, quello che ha l'intestino affamato, Hungry Gut. Il senso di sazietà dura poco a causa di uno svuotamento gastrico accelerato, portandoti a mangiare più frequentemente. E credo che questo sia il mio caso. E sarebbe coerente con il fatto che con me il farmaco che rallenta lo svuotamento gastrico ha funzionato alla grande. Infatti io non ho mai fame. Poi c'è l'obeso che ha un disturbo del comportamento alimentare e cioè il Binge Eating ovvero il problema delle abbuffate. Questo è l'Emotional Hunger o Hedonic Eating e non ha niente a che fare con quella che in Italia chiamiamo fame nervosa. Quando io parlo di abbuffate non intendo farsi fuori un intero pacchetto di patatine oppure un mezzo pacco di biscotti intendo abbuffate nel vero senso della parola cioè due o tre pasti completi ingurgitati in un paio d'ore. Se vi riconoscete in questa descrizione sappiate che faccio il tifo per voi e spero che troviate la forza di farvi aiutare. Il Binge Eating non è una colpa, è una malattia e si può guarire. Infine il quarto fenotipo è lo Slow Burn quello di chi ha un metabolismo rallentato, spesso associato a ridotta massa muscolare e scarsa attività fisica che rende più difficile perdere peso. Questo è il caso delle donne che restano in forma fino alla menopausa e poi all'improvviso ingrassano senza ritorno a causa dei cambiamenti ormonali ma anche perché una donna sedentaria che va in menopausa ha meno muscoli di un pulcino e quindi brucia come un pulcino. Ovviamente non sono fenotipi puri a volte più tratti convivono nella stessa persona, la resistenza alla leptina ad esempio è molto frequente negli obesi e poi c'è un elemento genetico relativo al tempo che ci vuole per sentirsi sazi ad esempio immaginiamo di essere un aperitivo, ci sono le patatine le olive e un po' di prosciutto tu mangi le stesse cose che mangio io e tu sei sazio, io invece ho bisogno di mangiare ancora. Questa differenza tra me e te spiega dal 40 al 70% della mia tendenza a diventare obesa e anche questo probabilmente è un tratto comune a tutti i ciccioni del mondo. Questo concetto l'ho sentito spiegare molto bene dal dottor Edoardo Mocini un medico e divulgatore esperto in materia che vi consiglio moltissimo di seguire. Gente che dire, il mondo odia gli obesi ma vuole che restino tali e quindi quando si parla di farmaci per l'obesità in Italia si storce il naso e si inneggia alla forza di volontà. Per oggi ci fermiamo qui senza trarre conclusioni, c'è ancora molto da dire. Se ti è piaciuto quello che hai sentito, manda l'episodio ad un'altra persona e magari lasciami un commento. Questo è A Mente Ferma io sono Flavia Stella e ti aspetto alla prossima puntata.