Ho mezzo secolo tra le mani
e ancora non so darmi un nome.
Forse questo spazio nasce per cercarlo,
il mio confine, o la sua assenza.
Amo troppe cose per sceglierne una:
le parole e i numeri,
il suono della mente e quello del cuore,
la logica che ordina
e l’immaginazione che disordina.
Ho studiato, tanto,
e ogni sapere mi ha regalato una nuova sete.
Forse la verità è che una vita non basta,
ma l’immaginazione,
quella sì, può inventarne mille.
Con la mia parte yang scrivo codice,
con la mia parte yin invento mondi.
E tra le due,
in quella sottile, invisibile fessura,
forse, finalmente,
scopro chi sono.